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25 Luglio 2007

Il vino del Piave 2007:
Da una vendemmia che iniziera' prima di Ferragosto, vini fruttati e di corpo per un'ottima annata, quantitativamente un po' tirchia.
Ma attenzione alla peronospora.


Quest’anno, nell’area della Doc Piave così come in gran parte d’Italia, il vino “si è fatto” in aprile.

E sarà, quello della Doc Piave, generalmente un vino di copro, di buon tenore alcolico, dai grandi profumi fruttati. Il 2007 promette di essere un’ottima annata, insomma, come tutte quelle particolarmente precoci.
Anche se quantitavamente registrerà un calo percentuale stimabile intorno al 10% rispetto alla produzione del 2006 (185 mila quintali di uve, per 129 mila ettolitri di vino prodotto, in dieci diverse tipologie), per tutte le varietà tranne che per il Merlot (43 mila ettolitri prodotti nel 2006) che sarà invece generoso di frutti.

E’ quanto è emerso dal terzo incontro sulla Zonazione dell’Area Piave organizzato dal Consorzio Tutela Vini del Piave Doc tenutosi presso la Cantina Sociale di Tezze di Vazzola e che ha avuto come tema, tra gli altri, le attesissime previsioni sulla oramai prossima vendemmia.

Già, perché la raccolta delle uve inizierà, nell’area Piave, prima di Ferragosto, con un anticipo di oltre due settimane sul consueto avvio di fine agosto-inizio settembre e si concluderà in ottobre, anziché in novembre, per le varietà a maturazione più tardiva come il Raboso Piave.

Cantine già quasi pronte, dunque, ad accogliere anzitutto il Pinot Grigio, prodotto in grande quantità nell’area Piave che – come ha spiegato Diego Tomasi, dell’Istituto Sperimentale la Viticoltura di Conegliano (che sta seguendo il progetto Zonazione per conto del Consorzio Piave Doc e della Regione Veneto che lo finanzia attraverso Veneto Agricoltura) “in data 23 luglio, da una decina di diversi prelievi effettuati nell’area Piave, presentava valori di uva pronta per la raccolta: 11° Babo (misurazione del grado zuccherino, ndr) e 16 di acidità, ad esempio, che sono indici di maturazione avanzata”. Praticamente pronto per la raccolta anche il Chardonnay che, come il Pinot grigio, potrebbe anche subire rallentamenti nella maturazione a causa di un’eventuale variazione delle temperature, ma saranno rallentamenti ininfluenti proprio a causa dell’avanzato stato di maturazione attuale.

Maturazione che ha accelerato il suo naturale corso in aprile, stante l’assenza totale di precipitazioni e alla temperatura superiore di circa 4° rispetto all’aprile più caldo degli ultimi 76 anni precedenti, quello del 1960 (l’Istituto di Conegliano dispone di tutte le rilevazioni effettuate nella zona dal 1930 ad oggi), temperatura che ha spostato, ad esempio, a fioritura del vitigno Merlot al 16 maggio, con due settimane di anticipo sull’annata più precoce fino ad oggi rilevata (1993), in cui la fioritura è stata registrata 30 maggio.

C'è da sottolineare, comunque, che negli ultimi decenni l'accorciamento del periodo vegetativo delle viti, con un conseguente anticipo della vendemmia, sta diventando una caratteristica strutturale legata all'innalzamento delle temperature medie.

Premesse climatiche e vegetative che promettono vini dagli aromi intensi, di frutta matura, di macedonia, dai sentori esotici, di buon tenore alcolico grazie ad un grado zuccherino elevato, come ha anche evidenziato l’interessante relazione di Attese confortate da uno stato di maturazione ottimale che toccherà ai viticoltori mantenere tali, ed ai quali Tommasi ha consigliato vendemmie nelle ore più fresche (dal mattino presto fino alle 11), per mantenere la freschezza e la sanità delle uve.

Altro consiglio utile ai viticoltori lo ha dato Fiorello Terzariol, del CoDiTv di Treviso, che ha sottolineato la grande attualità del problema peronospora, infezione già manifestatasi in primavera in forma non preoccupante alla quale, però, converrà pensare anche dopo la vendemmia: infatti, stante la stagione anticipata, il ciclo vegetativo della pianta continuerà anche dopo il distacco dei grappoli e sarà quindi utile procedere a trattamenti contro la peronospora anche dopo la vendemmia. Così come sarà anche utile non perdere d’occhio un’altra malattia della vite, l’oidio e soprattutto la fillossera, che si è manifestata in quantità quasi preoccupante dopo un lungo periodo di assenza: insetto che costituisce una vera e propria calamità, la stessa che nella seconda metà dell’Ottocento ha messo in ginocchio l’intero sistema viticolo europeo.

A cura del Consorzio Tutela Vini del Piave D.O.C.

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