venerdì 14 novembre 2008

Gli autoctoni del Piave: valori e opportunità

Venerdì 28 Novembre 2008 ore 9.15
Collegio Brandolini Rota, Viale Brandolini 6 - ODERZO (TV)


Il Consorzio di Tutela Vini del Piave, il C.R.A (Centro di Ricerca per la vitivultura di Conegliano), la Regione Veneto e Veneto Agricoltura vi invitano al convegno dedicato agli autoctoni del Piave.


PROGRAMMA ED INTERVENTI
Ore 9.15 - Registrazione dei partecipanti

Ore 9.30 - Introduzione dei lavori
Antonio Bonotto - Presidente Consorzio di Tutela Vini del Piave
Franco Manzato - VicePresidente e Assessore all'Agricoltura della Regione del Veneto
Corrado Callegari - Amministratore Unico di Veneto Agricoltura

Ore 10.00 - Tradizione e innovazione: le sclete possibili per la viticoltura del Piave
Attilio Scienza - Universitgà di Milano - Dipartimento DiProVe

Ore 10.30 - Il valore aggiunto del territorio e dei suoi vitigni nella sfida mondiale
Emilio Pedron - Amministratore Delegato Gruppo Italiano Vini

Ore 11.00 - La zonazione viticola per la valorizzazione degli autoctoni del Piave
Diego Tomasi - CRA-VIT di Conegliano

Seguirà dibattito.

Vi aspettiamo.

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martedì 21 ottobre 2008

Al Salone del Gusto di Torino debuttano Malanotte e Carmenère

Due autentiche degustazioni "en primeur", quelle proposte dal Consorzio Tutela Vini del Piave al Salone del Gusto. Nella grande vetrina mondiale torinese i Vini del Piave saranno, infatti, presenti con le loro due nuove tipologie: Malanotte e Carmenère, recentemente riconosciute dal D.M. del 8 settembre 2008. Due vini rossi di grande carattere ma non ancora disponibili sul mercato perché prodotti per la prima volta dalla vendemmia 2008, ancora in corso per quanto riguarda le uve Raboso Piave.

"Quelli che proporremo durante le degustazioni al Salone del Gusto - spiega Antonio Bonotto, presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave - sono vini in tutto simili a quelli che saranno disponibili a partire dal 2009 per la tipologia Carmenère e dal 2011 per la tipologia Malanotte, ma dei quali abbiamo già di ottimi esempi realizzati da alcuni nostri produttori".

"Infatti - spiega ancora Bonotto - il vitigno Carmenère è stato confuso per oltre un secolo con il Cabernet franc: confusione presente nelle disposizioni di Legge ma non nelle vigne dove i viticoltori hanno sempre distinto il "Cabernet franc francese" da quello comunemente detto "Cabernet franc italiano", ossia il Carmenère, tanto che la recente modifica al disciplinare di produzione dei Vini del Piave ha quindi "solo" restituito a questo vitigno il proprio nome corretto. Così, se prima della vendemmia 2008 il suddetto Carmenère rientrava spesso nella produzione del "Cabernet Doc Piave", realizzato con uvaggi di Cabernet franc, Cabernet sauvignon e Carmenère, a partire da quest'anno saranno almeno una ventina le aziende che produrranno "Carmenère Doc Piave" utilizzando in purezza le omonime uve. Ma già da tempo alcune aziende dell'area Piave hanno voluto scommettere su questo vitigno realizzando "Cabernet franc Doc Piave" solo con uve Carmenère e pertanto disponiamo già, pur se con un nome ancora non "aggiornato" di vini realizzati secondo le recenti disposizioni, con i loro sentori carateristici ed inconfondibili, che certo non passeranno inosservati ai consumatori più attenti".

Anche il Malanotte è una nuova tipologia appena introdotta, eppure già disponibile per questo "debutto" al Salone del Gusto, come illustra ancora Bonotto: "Malanotte sarà il nome del "Raboso Piave Superiore", tipologia che avvicina il Raboso Piave all'ambito riconoscimento della DOCG e che si distinguerà dal Raboso Doc Piave soprattutto per la disciplina della pratica dell'appassimento parziale delle uve, adottata già da tempo da alcuni "rabosisti". Quelli che proporremo in degustazione saranno vini di alcuni produttori che hanno introdotto, già da alcuni anni precedenti, una percentuale di appassimento variabile tra il 15 e il 30% così come prevede il nuovo Disciplinare di produzione, riuscendo anche ad ottenere parametri di acidità, grado alcolico e residuo zuccherino confacenti alle nuove disposizioni. Prodotto per la prima volta con questo nome nel 2008, questo vino cui la Legge prescrive tre anni di invecchiamento sarà disponibile a partire dal 2011."

Le degustazioni, che avverranno con campioni rigorosamente anonimi proprio per evidenziarne l'esclusività e ribadire il ruolo "super partes" del Consorzio di Tutela nel promuovere i vini dell'area Piave, saranno ospitate dal grande stand della Regione Veneto al Salone del Gusto e saranno condotte dal presidente Bonotto venerdì 23 ottobre alle ore 13 (Carmenère) e sabato 25 alle ore 13 (Malanotte).

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giovedì 9 ottobre 2008

Malanotte e Carmenère: due nuove tipologie per la DOC Piave

La Doc Piave, una delle aree a Denominazione d'Origine più vaste dell'Italia settentrionale (50 comuni in provincia di Treviso e 12 in provincia di Venezia) si è arricchita di due nuove tipologie,

Un recente Decreto Ministeriale ha, infatti, apportato importanti modifiche al disciplinare di produzione dei Vini del Piave. Ha anzitutto riconosciuto la varietà “Carmenère”, antica varietà bordolese arrivata nel Nordest italiano assieme al Cabernet franc nell’Ottocento e subito confusa con quest’ultimo. Confusione che non riguarda i viticoltori, che hanno sempre ben distinto quest’uva, chiamata “Cabernet franc italiano”, quanto dalla Legge che ne ha lungamente vietato non solo l’utilizzo per ricavare vini che ne dichiarassero il suo nome in etichetta, ma anche la coltivazione di uve così denominate. Così dopo che nel 2006 la Doc Arcole ha ottenuto il riconoscimento del suo Carmenère Doc, ora anche la Doc Piave (assieme ad un’altra Doc trevigiana, Montello e Colli Asolani) potrà produrre vini con il nome di questo vitigno quasi del tutto dimenticato nella sua originaria Francia, ma recentemente “rinato” – sia enologicamente sia commercialmente - nel Nuovo Mondo enologico.






Se ne rallegra il presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave, Antonio Bonotto, rilevando che “sin dal 1991, ossia da quanto l’Istituto Sperimentale per la Viticoltura ha chiarito l’identità del Carmenère, è stato avviato l’iter per ottenere l’autorizzazione all’impianto di questo vitigno con il suo vero nome. Ora, finalmente, grazie anche all'operosa collaborazione della Regione del Veneto, siamo riusciti a completare il percorso burocratico che ha consentito ai viticoltori interessati d’autocertificare il possesso di vigneti di Carmenère, per la veloce iscrizione degli stessi nell’apposito Registro”.


Con l’altra sostanziale variazione, meno immediata negli esiti ma non meno importante, l’istituzione della tipologia “Piave Malanotte”, il Consorzio Tutela Vini del Piave ha voluto dare alla nuova tipologia “Raboso Piave Doc Superiore“ un nome aggiuntivo capace si svincolare il vino dal nome del proprio vitigno, utilizzando un termine a lungo cercato e dibattuto tra i produttori, quindi accettato dal Comitato Nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini. Volendo rendere omaggio alla lunga storia del Raboso Piave attraverso una figura particolarmente rilevante nel suo percorso secolare, la scelta di un nome aggiuntivo per il Raboso Piave Doc Superiore è caduta su “Malanotte”, dal nome di una famiglia che – pur se originaria del Trentino – ha condizionato e ammodernato la viticoltura nell’area del Piave, attraverso due secoli di conduzione di una rigogliosa azienda agricola a Tezze di Vazzola che si estendeva fino quasi a Conegliano e a Lovadina, su un’area di qualche decina di chilometri quadrati, oggi tutti terreni a Denominazione di Origine Controllata “Piave”.

Il nome “Malanotte”, oltre ad evocare un periodo di grandi innovazioni agrarie e di fiorenti commerci di vino Raboso con la vicina Venezia, è stato scelto anche e soprattutto perché termine che asseconda le regole del marketing contemporaneo, che vestirà le bottiglie di un vino di grande corpo, buona struttura e deciso tenore alcolico con un’etichetta ammiccante, con un nome facilmente memorizzabile anche dagli stranieri che si presta a interpretazioni ed evocazioni le più diverse, in efficace contrasto comunicazionale con la severità del disciplinare che garantirà il contenuto di quelle bottiglie.

In un tempo in cui uno dei primi doveri morali di un vignaiolo è difendere il proprio prodotto dalle insidie della globalizzazione attraverso la proposta della tipicità, unicità e irripetibilità dello stesso, i produttori di Raboso Piave Doc hanno voluto, con la denominazione “Malanotte”, porre l’accento sull'esclusività di questo vino. Il quale ha già la fortuna di essere “Raboso Piave” e di godere quindi di un nome indissolubilmente legato al proprio territorio, ma che ora, con il nome “Malanotte”, si lega ancora di più alla propria Storia, tutelandone l’esclusività e attribuendogli un nome diverso da quello del vitigno, uguale solo al vino prodotto secondo il disciplinare della Doc “Vini del Piave”.

Va detto, e non da ultimo, che si tratta anche di un nome che quasi vent’anni fa la Cantina Sociale di Tezze ha scelto per identificare un suo Raboso Doc Piave registrandone anche la proprietà intellettuale del conseguente uso in esclusiva. E un ringraziamento particolare va quindi alla disponibilità ma anche alla lungimiranza dimostrata dalla Cantina Sociale di Tezze che ha ceduto il marchio “Malanotte” al Consorzio Tutela Vini del Piave Doc e di conseguenza a tutti i produttori che ne vorranno disporre per identificare con questo nome il vino Raboso Piave DOC che presenta i requisiti previsti dal nuovo disciplinare per essere identificato come “Malanotte”.

PER APPROFONDIRE
> Il Carmenère: storia di un nome ritrovato (vers. PDF - 90Kb)

> Duecento anni di storia dei Malanotte , dalla Val di Sole al Piave, fino al declino (vers. PDF - 85Kb)

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venerdì 29 agosto 2008

La vendemmia della Doc Piave sul web

Dalla zonazione alla telematizzazione

Come vendemmiare al momento giusto? Ai viticoltori dell'area Doc Piave basterà consultare il web!
Sono, infatti, consultabili sul sito di Veneto Agricoltura (http://www.venetoagricoltura.org/) i dati sulle "curve di maturazione" aggiornati in tempo reale relativi ai principali vitigni (Chardonnay, Pinot grigio, Merlot, Carmènere e Prosecco) coltivati nel territorio della Doc Piave (che comprende 50 comuni della provincia di Treviso e 12 della provincia di Venezia).
"Si tratta di una grande ed utilissima novità - commenta il presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave, Antonio Bonotto - realizzata per la prima volta nel Veneto grazie agli studi di zonazione viticola dell'area Doc Piave che il Consorzio sta realizzato con Veneto Agricoltura, in collaborazione con la Regione Veneto, ed il CRA-VIT di Conegliano. Grazie a questo servizio, infatti, ciascun viticoltore potrà avere elementi certi sui cui ponderare l'inizio della raccolta delle uve di ciascun vitigno nelle diverse aree, e si tratta di una scelta assolutamente strategica per ottenere l'obiettivo enologico prefissato. Basarsi su parametri oggettivi aiuterà certamente il viticoltore nelle sue scelte che poi dovranno tenere conto anche di altri aspetti come l'organizzazione aziendale , lo stato sanitario delle uve ecc...Ritengo si tratti di uno strumento davvero prezioso, tanto che il Consorzio Tutela Vini del Piave ha da tempo informato i produttori dell'area - soci e non soci del Consorzio - di questa opportunità proprio per dare a tutta l'area DOC ulteriori informazioni utili a far crescere, vendemmia dopo vendemmia, il livello qualitativo dei nostri vini".
I dati pubblicati sul sito si riferiscono, infatti, ai 115 vigneti-guida distribuiti nelle 10 aree pedoclimatiche individuate dagli studi di zonazione ed evidenziano il grado zuccherino raggiunto dalle uve, così come l'acidità e il pH dell’acino: ciascun viticoltore potrà così rifarsi ai valori del vigneto-guida a lui più vicino per localizzazione, varietà e caratteristiche dell’ambiente pedoclimatico per valutare il momento migliore per iniziare la raccolta delle uve.

A cura di:
Marina Grasso (335.8223010)
Marketing e Comunicazione Consorzio Tutela Vini del Piave D.O.C.
Via Toniolo, 12 - 31100 TREVISO Tel. 0422.591277Fax 0422.412625 consorzio.piave@tv.camcom.it

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mercoledì 27 agosto 2008

Quando i vini si accordano con la musica. Tornano gli "Incontri Asolani"

Brindisi con i Vini del Piave Doc, per festeggiare la trentesima edizione di Incontri Asolani, Festival Internazionale di Musica da Camera in programma dal 26 agosto al 13 settembre.

Dopo il fortunato esordio delloscorso anno sulla suggestiva scena della chiesa di SanGottardo - tra un tempo e l'altro dei tradizionali concertiasolani di fine estate - il Consorzio Tutela Vini del Piave ha, infatti, voluto rinnovare la partecipazione al Festival proponendo i vini del propri consorziati nelle pause della sontuosa offerta musicale realizzata anche quest'anno da Asolo Musica: il pubblico sarà, così, invitato nuovamente ad un brindisi tra i cipressi antistanti la suggestiva chiesa medievale che ospita i grandi artisti internazionalie in ciascuno degli otto appuntamenti in programma potrà degustare una o più tipologie di vino bianco e di vino rossoscelti tra i dieci vini Doc tutelati dal Consorzio, nelle realizzazioni dei diversi produttori che hanno aderito all'iniziativa.
Spiega il presidente del Consorzio Tutela Vini del PiaveDoc, Antonio Bonotto: "Abbiamo aderito con grande entusiasmoalla proposta di Asolo Musica-Veneto Musica di fornirenuovamente i nostri vini a questa manifestazione musicale di rilevanza internazionale. Il nostro Consorzio vuole esseresempre più vicino ai grandi eventi culturali ed artistici del nostro territorio, perché consapevole che il vino è a pieno titolo un patrimonio culturale e, in qualche misura,anche una forma d'espressione artistica, che quindi ben si accorda con manifestazioni culturali di grande spessore e tradizione come questa". "A testimonianza di questa nuovastagione di promozione e di valorizzazione dei nostriprodotti - prosegue Bonotto - vorrei anche ricordare il contemporaneo impegno del Consorzio in "Gusto e Artigianato",manifestazione in pieno svolgimento a Cortina, in cui i produttori del Consorzio Tutela Vini del Piave presentano le loro creazioni enologiche mentre i più celebri artigiani ampezzani realizzano le loro piccole-grandi opere d'arte inferro battuto, vetro e legno".

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venerdì 22 agosto 2008

Al via la vendemmia nell'area Doc Piave

Parte sotto i migliori auspici la vendemmia nei vigneti della Doc Piave. Entro la fine della settimana, infatti, inizierà la raccolta delle uve di un'annata che, dopo un avvio difficile con una primavera piovosa che ha determinato una fioritura lunga e problematica, si presenta ricca di interessanti potenzialità

Lo afferma Antonio Bonotto, presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave: "Negli ultimi due mesi le giornate si sono manifestate con buona luminosità , temperature adeguate e soprattutto con livelli di umidità che hanno sfavorito le malattie funginee, in particolare la botrite.
Le forti escursioni termiche rilevate nelle ultime settimane, felice situazione solitamente ad appannaggio esclusivo degli ambienti collinari, hanno sicuramente donati grandi benefici ai vigneti di pianura, così che possiamo prevedere di ottenere vini con buona mineralità, freschezza ed aromaticità
". Oltre alla buona qualità e sanità delle uve pronte per la raccolta, si registra anche una quantità leggermente superiore a quella del 2007, che già aveva portato a produrre, circa 160.000 ettolitri di Vini Doc Piave nella vasta area di produzione che comprende 50 comuni trevigiani e 12 veneziani.

Ma quella che va ad incominciare sarà una vendemmia davvero un po' speciale, per i vignaioli del Piave: porteranno, infatti, in cantina per la prima volta e già impreziosito dalla Denominazione di Origine Controllata, il Carmenère, antico vitigno giunto in Italia nella prima metà dell'Ottocento e subito scambiato per Cabernet franc, che solo oggi "riconquista il suo nome" grazie ad una variazione al disciplinare di produzione introdotta grazie all'impegno del Consorzio Tutela Vini del Piave, che ha così consegnato alla maggior parte del Cabernet franc coltivato nell'area Piave il suo nome corretto.
Nome che, tra l'altro, sta anche conoscendo una stagione di nuovi successi soprattutto grazie alle apprezzate peculiarità del vitigno messe in evidenza dalle produzioni del Nuovo Mondo enologico.
Oltre alla vendemmia numero uno per il Carmenère Doc, sarà anche vendemmiato per la prima volta il Raboso Piave Superiore, la cui immissione sul mercato sarà possibile solo tra tre anni (così come prevede il disciplinare di produzione, che assegna al Raboso Piave uno dei più lunghi invecchiamenti previsti in Italia), ma che rappresenta un autentico evento enologico soprattutto se considerato come primo passo per poter fregiare il Raboso Piave della Denominazione Controllata e Garantita (DOCG), riservata a pochi e selezionati vini italiani (ad oggi solo tre nel Veneto, tutti in provincia di Verona).

E le novità non sono ancora finite, precisa Bonotto: "Con la prossima vendemmia anche la produzione di Vini del Piave doc sarà soggetta al "Piano dei Controlli e della Tracciabilità", come previsto dal DM 29 marzo 2007 e DD 13 luglio 2007.
Il Consorzio Tutela Vini del Piave sta predisponendo unì'apposita struttura per l'attuazione del piano, consapevole che solo perseguendo una politica di affidabilità e coerenza della denominazione i nostri vini potranno andare lontano.
Infatti, i consumatori non richiedono più solo garanzie di qualità, che il Consorzio Tutela Vini del Piave ha puntualmente sempre fornito, ma chiedono anche controllo e vigilanza sull'origine del vino stesso, e noi vogliamo essere in grado di fornirle puntualmente e al più presto, grazie appunto all'imminente avvio del nuovo Piano dei Controlli
".

Approfondimenti sul "Carmenère"
Di sicuro, come per i Cabernet, sappiamo che il Carmenère deriva dalla "Vitis biturica" giunta nel bordolese in epoca romana, anche se Plinio il Vecchio (nel 71 d.C.), riporta che veniva coltivata nell'attuale zona di Bordeaux dalla tribù celtica dei Biturigi, mentre Columella – poco prima – sostiene che provenisse da Durazzo (Albania) e sapeva che era coltivata in varie zone dell'Hiberia (Spagna) e in particolare nell'attuale Rioja.
Nell'eterogenea famiglia di vitigni neri coltivati nel secolo scorso nel bordolese, che genericamente erano chiamati "Cabernet", si sono distinti fino ad assumere indicazione autonoma il Cabernet sauvignon ed il gruppo dei Cabernet franc. E proprio tra quei Cabernet, come confermato da studi condotti in Francia all'inizio del Novecento ("Ampélographie", di P.Viala e V.Vermorel, 1905), vi era anche il Carmenère (il cui nome pare derivi dalla parola "carmine", per il colore particolarmente intenso del vino), identificabile per alcune particolarità morfologiche e soprattutto organolettiche delle sue uve.
Fin dalla prima metà dell'Ottocento, infatti, il Carmenère era stato distinto dal Cabernet per i grappoli più grandi e più spargoli, per la vigoria, la scarsa fertilità, l'aroma e il colore più intenso delle bacche ("Ampélographie Universelle" di P.Odart, 1849), ma quando fu importato in Italia assieme agli altri Cabernet – probabilmente intorno al 1820 dal Conte di Sambuy che ne impiantò un vigneto in Valmagra – venne scambiato per una degenerazione ed indebolimento del Cabernet franc.
Come conseguenza, nel Veneto e in Friuli, questo tipo – notevolmente diffuso proprio perché la sua vigoria e la sua necessità di potatura lunga si potevano adattare alle condizioni di coltura e perché la grande qualità del vino poteva far sopportare produzioni anche scarse – diventava per ampelografi, studiosi e coltivatori il prototipo del Cabernet franc.
Negli anni Sessanta del Novecento, quando Calò e Liuni indagarono sui fenomeni di colatura cui andava soggetto il cosiddetto Cabernet franc presente nel Veneto, furono importate delle collezioni francesi di Cabernet franc lì coltivato, e le diversità tra i due tipi cominciò ad apparire evidente. Fu, però, attribuita a variabilità clonale, tanto che furono distinti nella pratica della propagazione, anche se impropriamente, un Cabernet franc di tipo francese ed un Cabernet franc di tipo italiano, che poi si dimostrerà essere Carmenère.
Fu un successivo studio di caratterizzazione varietale tra i cloni francesi ed italiani con marcatori biochimici a mettere in luce che si trattava, probabilmente, di due vitigni diversi. Dubbi dissolti da analisi condotte negli anni 1988-91 presso l'Istituto Sperimentale di Viticoltura di Susegana, che hanno evidenziato che: la foglia del Carmenère è identificabile per essere leggermente più stretta, con i seni laterali più profondi ed il seno peziolare maggiormente sovrapposto, così com'era già stato messo in risalto da studi precedenti e come ha confermato l'analisi computerizzata.
Il grappolo è identificabile per la forma cilindrico-conica, ma soprattutto per la maggiore spargolicità dovuta a maggiore colatura; questa è la conseguenza di fiori anomali in discreta percentuale per la spilatura degli stami. Fisiologicamente il vitigno è più vigoroso, leggermente più precoce di maturazione e meno fertile, soprattutto nelle gemme basali del capo a frutto. Anche questi elementi sono riportati in letteratura enologica precedente. I patterns isoenzimatici dei sistemi enzimatici GPI e PGM sono differenti e caratterizzanti.
L'analisi chimica delle uve e del vino dimostra che il Carmenère è molto più ricco di 2-metossi 3-isobutil pirazina, giustificando così il maggiore sapore erbaceo anch'esso richiamato nelle vecchie descrizioni ampelografiche. Per quanto concerne i fenoli è più ricco in antociani e flavonoidi totali, confermando anche qui le vecchie descrizioni che parlano di uve più colorate.
Inoltre l'uva ha una percentuale più bassa di peonina e di antociani acetati e più alta di antociani p-cumarati. L'uva mostra poi rapporti malvina acetato/malvina p-cumarato più bassi L'analisi chimica dei semi rileva un rapporto catechina/epicatechina minore, così come è più basso il contenuto di acidi idrossicinnamil tartarici del mosto. Sono trascorsi ben 17 anni dalla pubblicazione dello studio condotto da Antonio Calò, Rocco Di Stefano e Angelo Costacurta sulla Rivista Viticola Enologica che ha evidenziato inequivocabilmente che il vitigno Cabernet franc comunemente detto "italiano", diffusissimo nella Doc Piave così come in tutto il Veneto e il Friuli – è in realtà Carmenère.
E dopo 17 anni suonano ancora "come nuove", un po' "per forza di cose", un po' perché scritte con accorta lungimiranza, le righe conclusive di quel lungo articolo: "Riteniamo così risolto l'equivoco del secolo scorso, quando al momento dell'importazione in Italia di questi vitigni furono commessi errori ampelografici che si sono mantenuti nel tempo anche per la scarsa conoscenza del Carmènere, via via abbandonato nelle coltivazioni francesi.
Il movimento di rivalutazione dei vecchi vitigni di pregio sta ora risvegliando, anche nel bordolese, interesse per il Carmenère e l'aver mantenuto in Italia una culla culturale di questa varietà è fatto importante, specie se legato anche ad interessanti selezioni clonali effettuate".

A cura di:
Marina Grasso (335.8223010) Marketing e Comunicazione Consorzio Tutela Vini del Piave D.O.C. Via Toniolo, 12 - 31100 TREVISO Tel. 0422.591277Fax 0422.412625 consorzio.piave@tv.camcom.it

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sabato 9 agosto 2008

I vini del Piave si raccontano a Cortina con "GUSTO E ARTIGIANATO"

Quattro appuntamenti dal 16 al 30 agosto

Passione e creatività, ma anche esperienza, talento, fatica e generosità. Sono molte le qualità che accomunano un artigiano ed un vignaiolo, che in fin dei conti è un artigiano anch'egli.... Per questo il Consorzio Tutela Vini del Piave e la Provincia di Treviso hanno voluto realizzare - grazie anche al sostegno della Provincia di Belluno e della Strada dei Formaggi - "Gusto e Artigianato", articolata manifestazione che sottolineerà i profondi legami culturali ed umani tra due diverse declinazioni del "fare a mano", associando la degustazione guidata di Vini del Piave ad un momento creativo di un maestro artigiano.

Sono tre gli appuntamenti programmati in famosi laboratori artigianali di Cortina, dove altrettanti celebri artigiani realizzeranno, spiegandone metodi e significati, alcuni manufatti per lasciare poi la parola ai produttori del Consorzio Tutela Vini del Piave che racconteranno i propri vini nel corso di una singolare "degustazione in bottega", tra le suggestioni dell'artigianato d'autore.

Il 16 agosto le porte del laboratorio di fabbro Zino si apriranno alle 17.30 per presentare i preziosi manufatti e i metodi di lavorazione del ferro battuto attraverso una dimostrazione artistica accompagnata dalla degustazione dei Vini Piave e dai formaggi bellunesi.

Il 23 agosto l’appuntamento si terrà alla vetreria artistica Alverà e il 30 agosto alla falegnameria L’arte di arredare.

Il 29 agosto, inoltre, i Vini del Piave saranno protagonisti all'Alexander Hall di Cortina, dove l'architetto Ambra Piccin, interior designer delle case dei vip di Cortina, spiegherà come l'artigianato cortinese ha influenzato l'architettura locale e lancerà il suo progetto multimediale "Architettura@Artigianato" attraverso il quale, nel prossimo autunno, presenterà "Luxury Interiors", il suo nuovo libro sulle più esclusive dimore ampezzane in numerose città italiane, iniziando proprio da Treviso.

Tanti, dunque, i brindisi con i Vini del Piave ospitati dalla "Perla delle Dolomiti" nelle prossime settimane; tante occasioni per conoscere i vini ma anche la terra e la cultura del Piave, una delle aree Doc più vaste e diversificate d'Italia, e per incontrare anche i produttori del Piave, esponenti di una cultura del vino secolare che negli ultimi anni ha segnato una "crescita" qualitativa registrata dai critici più esigenti e dal pubblico più attento nello scegliere vini dall'identità precisa e schietta.
Come quella dei Vini del Piave, appunto.

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martedì 8 luglio 2008

Vini del Piave: due convegni sulla Zonazione




Il Consorzio Tutela Vini del Piave e Veneto Agricoltura analizzano i primi risultati ottenuti dalla zonazione in corso nella Doc Piave, con due convegni che si svolgerano presso il Consorzio di Bonifica del Basso Piave di San Donà di Piave (Piazza Indipendenza, 25), lunedì 14 luglio 2008, con inizio alle ore 10 e presso il Centro Culturale E.Francesconi di Cordignano (Via Vittorio Veneto, 51), martedì 15 luglio 2008 con inizio alle ore 20.45.

Il primo importante appuntamento di lunedì 14 luglio, realizzato grazie al sostegno de L'Agraria e del Gruppo Cerchier, s'intitola "Il vigneto: dalla zonazione alle tecniche di gestione" e proporrà le relazioni di Patrik Marcuzzo dell'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano (“La zonazione del Piave prende forma”) di Luigi Bonato, agronomo di Evoluzione Ambiente (“Il controllo chimico delle malerbe all’impianto e nella gestione del vigneto”) e Diego Tomasi dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano (“La gestione della chioma - cimatura e legatura”).
Le relazioni saranno precedute dalle introduzioni del presidente del Consorzio di Bonifica del Basso Piave, del Sindaco di S.Donà di Piave e del presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave, mentre le conclusioni saranno affidate all'on. Corrado Callegari, Amministratore di Veneto Agricoltura.

La sera del 15 luglio, invece, dopo i saluti introduttivi del Consorzio Tutela Vini del Piave, aprirà il convegno "La zonazione dell'area Doc Piave: esiti e propositi" l'on. Corrado Callegari, Amministratore di Veneto Agricoltura ("La Zonazione: da dati sperimentali a scelte aziendali), seguito dalla relazione di Patrik Marcuzzo dell'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano (“Risultati annata 2007”), di Fiorello Terzariol del Co.di.TV (“Strategie di lotta alla botrite”) e di Diego Tomasi dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano ("I programmi futuri della zonazione).

I due convegni, realizzati in due zone ben distinte e lontane all'interno della vasta area Doc Piave per consentire agli interessati dei diversi comprensori di parteciparvi agevolmente, esporranno quindi studi e riflessioni tecniche ricavati dopo oltre un anno di intensa attività della zonazione, ossia della più avanzata attività di miglioramento e valorizzazione delle aree vitate dell'area del Piave, avviata dal Consorzio Tutela Vini del Piave Doc con il sostegno della Regione del Veneto, coordinata da Veneto Agricoltura e curato attivamente dall'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano.

Ai convegni, sotto molti aspetti tra loro complementari, sono invitati a partecipare tutti gli operatori del settore vitivinicolo dell'area Piave per analizzare le varie fasi dell'operazione che coinvolgerà la zona anche nei prossimi tre anni, nonché gli esiti che tale studio ha raggiunto finora e quelli che intende raggiungere (Info: Consorzio Tutela Vini del Piave, tel. 0422.591277)

QUALCHE APPROFONDIMENTO

Veneto Agricoltura, l'azienda Regionale per i settori Agricolo, Forestale e Agroalimentare, è impegnata da tempo in un articolato programma di zonazione viticola delle aree Doc del Veneto. Il programma sta attuando la mappatura dei comprensori viticoli tracciando per ognuno un quadro completo di informazioni: la composizione e la conformazione dei suoli, gli aspetti climatici, il comportamento fenologico e produttivo dei vitigni, le caratteristiche sensoriali e organolettiche del vino ottenuto da ogni terroir identificato.

Il Consorzio Tutela Vini del Piave, che crede profondamente nell'importanza della zonazione, sta attuando un'intensa campagna di informazione presso i produttori dell'area Doc Piave per far percepire diffusamente l'immagine dell'operazione e le potenzialità di accrescimento del valore del territorio che questa può indicare chiaramente. Ed è confortante la grande partecipazione di operatori che i momenti di incontro e di confronto sulla zonazione dell'area Doc Piave hanno registrato fino ad oggi: chiaro sintomo che la "crescita" dei vini del Piave passa anche per una consapevolezza diffusa del valore sia del territorio, sia una moderna imprenditorialità volta a valorizzarlo.

Va ricordato che l'Area Piave D.O.C. comprende nella Provincia di Treviso: l’intero territorio dei comuni di Arcade, Breda di Piave, Casale sul Sile, Cessalto, Chiarano, Cimadolmo, Codognè, Fontanelle, Godega Sant’Urbano, Gorgo al Monticano, Mareno di Piave, Maserada sul Piave, Monastier, Oderzo, Ormelle, Ponte di Piave, Ponzano Veneto, Portobuffolé, Povegliano, Roncade, Salgareda, San Biagio di Callalta, San Fior, San Polo di Piave, Santa Lucia di Piave, Spresiano, Vazzola, Zenson di Piave e in parte dei territori dei comuni di Carbonera, Casier, Gaiarine, Mansuè, Mogliano Veneto, Orsago, Preganziol, Silea, Villorba, Colle Umberto, Conegliano, Cordignano, Giavera del Montello, Montebelluna, Motta di Livenza, Nervesa della Battaglia, Paese, San Vendemiano, Susegana, Trevignano, Vittorio Veneto, Volpago del Montello. Ma si estende anche nella Provincia di Venezia sull’intero territorio dei comuni di Fossalta di Piave, Marcon, Meolo, Noventa di Piave, Quarto d’Altino, San Donà di Piave e in parte del territorio dei comuni di Venezia, Ceggia, Eraclea, Jesolo, Musile di Piave, Torre di Mosto.


A cura di:
Marina Grasso, cell. 335.8223010
Marketing e comunicazione
Consorzio Tutela Vini del Piave
Via Toniolo, 12 - 31100 TREVISO
Tel. 0422.591277 - Fax 0422.412625
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venerdì 13 giugno 2008

La Strada dei vini del Piave "si studia" per valorizzare il proprio territorio

E' stato un percorso piuttosto intenso, quello affrontato dai soci della Strada dei Vini del Piave che - nell'ambito delle iniziative co-finanziate dalla Regione Veneto - hanno progettato, realizzato e seguito una serie di incontri informativi con titolati docenti e relatori, per approfondire con loro alcuni dei numerosi temi legati alle possibile declinazioni dell'enoturismo. Così, dopo dieci incontri a cadenza settimanale durante i quali - presso le sedi di altrettante aziende associate - hanno ascoltato relazioni sugli aspetti storici e su quelli fiscali sulle norme igienico-sanitarie e sul marketing territoriale, giovedì 12 giugno una cinquantina di associati hanno voluto percorrere a bordo di un pullman turistico un tratto della Strada dei Vini del Piave, accompagnati dalla brillante Guida Turistica Teresa Beotto, per "fare i turisti a casa propria" e "testare" un tratto del percorso che si promettono di valorizzare, cercando di conoscerlo più approfonditamente grazie allo "sguardo turistico sul proprio territorio" che una tale occasione ha generato.

Un'occasione che gran parte delle 70 aziende agricole e vitivinicole aderenti alla Strada no hanno voluto perdere, così come alcuni dei 15 Comuni associati che hanno partecipato alla "gita" attraverso loro rappresentanti, dando vita ad un singolare pomeriggio di escursioni, scoperte e ri-scoperte della parte nordorientale della provincia di Treviso (San Polo di Piave, Tezze di Piave, Portobuffolè e Oderzo le "tappe" del piccolo tour). Iniziativa che è servita a valorizzare, anche agli occhi degli stessi associati, la bellezza dell'itinerario della Strada dei Vini del Piave, abilmente realizzato evitando i numerosi complessi industriali dell'area, per valorizzare, invece, paesaggi ed orizzonti che sono risultati spesso inediti anche agli occhi di chi la zona la vive quotidianamente.

"Siamo molto soddisfatti dell'iniziativa e dei risultati ottenuti attraverso essa - commenta il presidente del Comitato di Gestione della Strada dei Vini del Piave, Pierclaudio De Martin - perché attraverso gli incontri settimanali e questo piccolo tour turistico siamo sicuri di aver dato ai nostri associati maggiore conoscenza e consapevolezza delle straordinarie peculiarità del nostro territorio, elementi motivazionali indispensabili per costruire un autentico piano di marketing territoriale creato dagli associati stessi e non imposto "dall'alto", quindi più efficace, articolato e durevole nel tempo".

La "gita" della Strada dei Vini del Piave, come ogni buona iniziativa di "fine corso" si è conclusa poi a tarda notte presso la cantina dell'Az. Agricola Grassi di Rai di San Polo di Piave, allestita come un elegante ristorante tra bottiglie e cisterne... in linea con le capacità richieste dalla più evoluta domanda enoturistica.

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lunedì 21 aprile 2008

La DOC PIAVE verso due nuovi importanti riconoscimenti

Il produttori vitivinicoli della Doc Piave hanno raggiunto un importante traguardo, il 16 Aprile 2008 a Palazzo Foscolo di Oderzo, grazie alla serena e costruttiva riuscita della pubblica audizione relativa alla modifica e integrazione del disciplinare della Doc "Piave" o "Vini del Piave", programmata dal Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini. Un'appposita commissione nominata dal suddetto comitato e composta da Herbert Dorfmann (presidente) Ezio Pelissetti e Terenzio Ravotto, alla presenza del funzionario del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali Stefania Fedeli, i produttori della Doc Piave hanno potuto assistere alla lettura del nuovo disciplinare di produzione dei vini del Piave Doc e proporre gli ultimi perfezionamenti allo stesso, modificato secondo le richieste dei produttori stessi ed approvato già da oltre un anno dal comitato vitivinicolo veneto.

Due, sostanzialmente, le grandi novità del nuovo disciplinare: l'introduzione della tipologia "Superiore" per il Raboso Piave Doc e il riconoscimento della tipologia "Carmènere": importanti modifiche che saranno ora discusse presso il Ministero e, secondo la tempistica indicata dal commissario Pelissetti potrebbero entrare in vigore a tutti gli effetti nei prossimi due-tre mesi, ossia prima della vendemmia 2008.

L’identificazione della tipologia Superiore - spiega Pierclaudio De Martin, presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave - è nata dalla volontà di conferire al Raboso Piave una sorta di titolo di merito, anche alla luce della rivalutazione di questo vigneto operata da alcuni tenaci ed appassionati produttori, che hanno fatto sì che con il Raboso i vini del Piave trovassero una sorta di “bandiera” capace di comunicare ad un pubblico molto vasto e di attirare l’attenzione di critici e consumatori verso tutta la produzione del Piave. Ora che lo strumento “Superiore” è a disposizione di chi vorrà attenersi alle nuove regole, sono certo che il Raboso potrà ottenere nuove e grandi gratificazioni”.

Anche se le regole di coltivazione e produzione non sono certo argomento facile da affrontare, proviamo comunque a spiegare in che cosa sarà il Raboso Superiore dovrà essere diverso dall’altro Raboso Piave Doc.

Ed è ancora De Martin ad illustrare che: “anzitutto la resa massima di uva ammessa per la produzione di Superiore sarà di 120 quintali per ettaro, in luogo del 140 richiesti per il Raboso Doc, ma la novità più importante riguarda sicuramente l’appassimento delle uve, pratica già adottata da molti produttori senza che questa fosse contemplata e quindi regolamentata dal precedente disciplinare della Doc. Ma poiché in molti casi i successi raggiunti dal Raboso Piave negli ultimi anni sono stati determinati proprio dall’inedita morbidezza conferitagli dall’appassimento, regolarne percentuali e tempi era oramai necessario”.

In termini tecnici ma comprensibili cosa prevede a tal proposito il nuovo disciplinare? “Che il Raboso Superiore dovrà contenere uve sottoposte ad appassimento per un quantitativo variabile tra il 15 e il 30%– aggiunge sempre il presidente del Consorzio – e che dovrà avere un titolo alcolometrico minimo di 11 gradi in luogo dei 10,5 richiesti per le altre tipologie di Vini Piave, nonché presentare un’acidità più bassa del Raboso Doc. Inoltre, dovrà superare un periodo di invecchiamento di almeno trentasei mesi, di cui almeno dodici in botte e quattro in bottiglia”.

Piccole ma non secondarie variazioni, quindi, rispetto alla produzione corrente di Raboso Doc, per fregiarsi di un titolo selettivo e competitivo, ma anche – pur se questo né De Martin né i consorziati lo ammetteranno esplicitamente – per cominciare ad avvicinare il Raboso all’ottenimento del fregio di un ambizioso, ma non irraggiungibile, marchio Docg.


Molto più significativo in termini “numerici” è l’altro traguardo oramai prossimo dopo la pubblica audizione: la definizione della paradossale situazione del vitigno Carmènere, antica varietà bordolese arrivata nel Nordest italiano alla fine dell'Ottocento, assieme al Cabernet Franc nell’Ottocento e presto confusasi con quest’ultimo. No, non tanto dai viticoltori, che sanno ben distinguere quest’uva a lungo definita “Cabernet franc italiano”, quanto dalla Legge, che ne ha lungamente vietato non solo l’utilizzo per ricavare vini che ne dichiarassero il suo nome in etichetta, ma anche la coltivazione di uve così denominate.

Così abbiamo prodotto una non irrilevante quantità di Carmenère annegandolo nel mare magnum del Cabernet Franc - commenta il vicepresidente del Consorzio, Antonio Bonotto – mentre, ad esempio, sta provenendo dal sudamerica una grande quantità di questo vino, che ha avuto negli ultimi anni un successo tale da segnare un’autentica rinascita di questo vitigno, quasi del tutto dimenticato anche nella sua terra d'origine, la Francia”.

Non si tratta di discriminazione, ma di semplice confusione… che, però, come spesso accade, ha generato altre confusioni, particolarmente dannose in un periodo in cui i vitigni autoctoni sono sempre più apprezzati e ricercati, mentre i vignaioli del Piave hanno dovuto “nascondere” questo peculiare prodotto.

E’ ancora Bonotto a spiegare che “sin dal 1991, ossia da quanto l’Istituto Sperimentale per la Viticoltura ha chiarito l’identità del Carmenère, è stato avviato l’iter per ottenere l’autorizzazione all’impianto di questo vitigno con il suo vero nome. Ora, finalmente, grazie anche all'operosa collaborazione della Regione del Veneto, siamo riusciti a completare il percorso burocratico che consentirà ai viticoltori interessati d’autocertificare il possesso di vigneti di Carmenère, per la veloce iscrizione degli stessi nell’apposito registro”.

Burocrazia a parte, come sarà, dunque, il Carmenère Piave Doc che si potrò quindi degustare, molto probabilmente, nel 2009? “Sarà un vino singolare e di ottima qualità – spiega Bonotto – dalle doti di particolare freschezza e di un’eleganza non standardizzata. Un vino dalla personalità ben definibile, con particolari caratteristiche erbacee non solo congenite ma anche legate alla frequente impossibilità di ottenere, nella zona Piave, una maturazione completa di queste uve. Sicuramente non sarà un vino che passerà inosservato..."

A cura del Consorzio Tutela Vini del Piave D.O.C.

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mercoledì 16 aprile 2008

Pubblica audizione per il riconoscimento del "Raboso Superiore" e del "Carmènere"

E’ stata convocata per oggi, mercoledì 16 aprile 2008(alle ore 10.30), la pubblica audizione relativa alla modifica e integrazione del disciplinare della Doc "Piave" o "Vini del Piave", programmata dal Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini.

L’incontro si svolgerà a Palazzo Foscolo di Oderzo e vi sono state invitate le rappresentanze istituzionali dei Comuni interessati, dell’amministrazione provinciale di Treviso e di Venezia, del Consorzio di Tutela, della Camera di Commercio di Treviso e di Venezia e i rappresentanti dell’interprofessione vitivinicola trevigiana e veneziana.
“L’aggiornamento del disciplinare della nostra Denominazione d’Origine - spiega il presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave, Pierclaudio De Martin - nasce dalle richieste della base produttiva e dal territorio.

Gli adeguamenti di maggiore rilevanza riguardano l’introduzione della denominazione "Superiore" per il Raboso Piave Doc e della denominazione "Carmenère" per i vini da monovitigno di quello che alla fine del 1800 è erroneamente catalogato come Cabernet Franc, ma che si differenzia sostanzialmente dal vitigno con il quale è stato allora confuso. Una quindicina d'anni fa, specifici studi hanno riconosciuto le sostanziali differenze tra i due vitigni ed ora circa l'80% della produzione di Cabernet Franc Piave potrà finalmene ritrovare il suo corretto nome di "Carmènere", con un riconoscimento di valore, direi, "storico" per la viticoltura locale".

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venerdì 11 aprile 2008

Le garanzie dei vini del Piave

Degustazioni, incontri e trattative hanno caratterizzato, come sempre, il 42° Vinitaly. Ma il vero filo conduttore di ogni chiacchierata tra gli stands od intervento ufficiale che ha percorso i saloni della fiera veronese è stato, inevitabilmente, il commento alle recenti rivelazioni sugli esiti delle indagini antisofisticazioni compiute su alcuni vini italiani.

Pierclaudio De Martin, presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave, preferisce non aggiungere la propria voce al coro delle opinioni ma sottolineare alcuni aspetti dell’opera quotidiana che il consorzio che presiede attua per la difesa della qualità dei Vini del Piave Doc e dei loro consumatori: “Abbiamo sempre creduto fermamente nell’importanza della funzione dei controlli dei vini dei nostri produttori, controlli che attuiamo sia sul territorio sia al di fuori di esso, per poter vigilare sul rispetto del Disciplinare di produzione. Impegno costante e continuo, il nostro, dimostrato anche dalla preparazione per la gestione del Piano dei Controlli che il Consorzio effettuerà su tutta la produzione di vini Piave Doc – e non solo, quindi, su quella dei nostri associati - a partire dalla prossima vendemmia”.

Controlli che i vini veneti hanno anche la fortuna di poter subire grazie ad un progetto che vede U.Vi.Ve (l’associazione che riunisce i Consorzi di Tutela della regione) partner del Consorzio per la Tutela dell’Asti Docg e del Consorzio Vino Chianti Classico nel progetto Territori Di Vini, impegnato nella tracciabilità dei vini italiani su scala internazionale. Un progetto che ha messo all’opera una vera e propria task force di controllo nei punti vendita dei principali mercati mondiali e che, come spiega ancora De Martin (che in qualità di vicepresidente di U.Vi.Ve è anche responsabile della formazione degli operatori dell’operazione) “costituisce un vero e proprio centro permanente per la tracciabilità, che serve anche da verifica dell’immagine e della qualità delle Doc della filiera. Siamo dunque in grado di monitorare costantemente la situazione esistente nei mercati internazionali, valutandone anche l’evoluzione dei prezzi”.

Insomma, i consumatori di vini veneti a Denominazione di Origine Controllata, così come quelli dell’Asti Docg e del Chianti Classico, hanno una garanzia in più della qualità dei prodotti che acquistano e consumano. Anche se, conclude amaramente De Martin “il lavoro quotidiano di migliaia di vignaioli che preferiscono l’impegno alle scorciatoie, e quello delle decine di consorzi impegnati in tutta Italia sul fronte della di tutela dei vini Doc e Docg non merita mai le copertine dei giornali come le “notizie forti” che hanno scosso l’enologia italiana in questi giorni. Anche se ritengo dovrebbe meritare maggiormente la considerazione dei consumatori.”

Consorzio Tutela Vini del Piave D.O.C

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giovedì 28 febbraio 2008

"ROSSO IN STRADA" CON I VINI DEL PIAVE

Roncade, sabato 8 e domenica 9 marzo 2008

I vini del Piave protagonisti di una "due giorni" all'insegna del gusto, e di un intero mese dedicato alle degustazioni nei ristoranti della Marca. La Città di Roncade ha, infatti, organizzato "Rosso in Strada", rassegna dei Vini rossi del Piave che avrà il suo momento clou domenica 9 marzo, per tutta la giornata, con la mostra mercato che si terrà tra le strade e le piazze di Roncade e che sarà affiancata da "Radicchio Verdon", altra importante mostra mercato che la promozione territoriale del comune trevigiano ha ben pensato di affiancare alla promozione dei vini del Piave.

Così domenica 9 marzo, dalle 9 al tramonto, uno stand del Consorzio Tutela Vini del Piave e della Strada dei Vini del Piave, offrirà degustazioni (grazie ai Sommeliers dell'AIS) e promuoverà la vendita dei vini dei Soci tra le numerose varietà di prodotti tipici locali, primi tra tutti, appunto, il "Radicchio Verdon", che sarà possibile acquistare e degustare a Roncade per tutta la giornata.

Collegata alla manifestazione, anche la prima selezione del "Miglior Cabernet" che la FISAR gestirà per conto del Comune di Roncade, selezionando tra i vini in mostra il più significativo Cabernet (Franc o Sauvignon, DOC o IGT) che i produttori avranno iscritto alla Selezione (per regolamento: Ufficio promozione del territorio della Città di Roncade: 0422.846210).
La manifestazione di domenica sarà impreziosita da punti di ristoro, piatti a base di radicchio Verdon offerti dai ristoratori e, alle 16, dal concerto di musiche popolari de "I Toca Mi" - gruppo di studio e ricerca della cultura tradizionale popolare - offerto dalla Strada dei Vini del Piave, sempre alla ricerca di mantenere la sua promessa di accogliere gli enoturisti con "un fiume di emozioni", come recita il suo headline.

La giornata di domenica avrà anche un prezioso preludio sabato 8 marzo, quando il Castello Ciani Bassetti di Roncade aprirà le sue porte (alle 16,30) al convegno "Tradizione e sviluppo futuro delle colture locali", cui parteciperanno il sindaco di Roncade Simonetta Rubinato, il vice-presidente della Regione Veneto Luca Zaia, il presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro, il presidente della CCIAA di Treviso Federico Tessari, il vicepresidente del Consorzio Tutela vini del Piave Antonio Bonotto, il presidente del Credito Cooperativo di Monastier e Sile, Claudio Bin.
Tra gli interventi del convegno, che sarà moderato da Marina Grasso, si segnalano le presenze di Paolo Sambo, dell’Università degli Studi di Padova, di Giampiero Rorato, giornalista enogastronomico, di Isabella Spagnolo, dell’Azienda Iris Vigneti e di Dina Rocca Guerra, dell’Hotel - ristorante Villa Braida: due donne imprenditrici del settore di riferimento della manifestazione, ospiti “di riguardo” nella giornata dedicata alla Donna.

Ma “Radicchio Verdon” e “Rosso in Strada” sono anche presenti, per tutto il mese di marzo, nei vari ristoranti dell’area roncadese, secondo un calendario consultabile nel sito http://www.comune.roncade.tv.it/

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martedì 12 febbraio 2008

Primi risultati della zonazione dell'area DOC Piave

Rivelano realta' aziendali di altissimo profilo e il valore di terreni e vitigni diversificati.

L’Enoteca Regionale di Conegliano ha ospitato, lunedì 11 febbraio 2008, il convegno “La conoscenza per la qualità, la zonazione dell’area DOC Piave”, indetto da Veneto Agricoltura e dal Consorzio Tutela Vini del Piave per mettere a fuoco obiettivi raggiunti e raggiungibili ad un anno dall’inizio della zonazione della Doc Piave, avviata nel 2007 dal suddetto Consorzio grazie al determinante sostegno di Veneto Agricoltura.

Lo stato di avanzamento dei lavori di zonazione sono stati illustrati da Diego Tomasi - ricercatore dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano che sta concretamente seguendo il progetto – mentre Stefano Soligo (del Centro Regionale per la Viticoltura, l’Enologia e la Grappa di Veneto Agricoltura), ha presentato i risultati delle prime microvinificazioni di uve Pinot Grigio, Chardonnay e Carmenere provenienti da aree diverse della zona Piave.

E sono risultati davvero interessanti per il futuro ma anche confortanti per il presente, quelli che Diego Tomasi ha esposto come di seguito sinteticamente elencato. Tomasi ha infatti spiegato che in questo primo anno di lavori sono state individuate all'interno della vasta area della Doc Piave 10 sottozone omogenee per clima e suolo, portanto l'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano - per il quale egli dirige la ricerca - ad individuare 130 vigneti che saranno monitorati fino al 2010 (la zonazione avrà, infatti, durata quadriennale). E' quindi iniziato lo studio sia dell'interazione tra vitigno e ambiente, sia delle varietà e delle forme d'allevamento adottate nell'area, sia della valorizzazione degli autoctoni (Manzoni Bianco, Verduzzo Trevigiano e Raboso Piave): tre temi il cui studio ha già permesso di acquisire importanti informazioni.
Interessanti, infatti, le informazioni sul rapporto suolo/vitigno, che ha evidenziato come il vitigno Merlot prediliga i suoi pesanti (argilla), mentre il Raboso e il Carmenere trovano un felice habitat in terreni più sciolti e sassosi.
Altre rilevazioni permettono di presupporre che il terreno calcareo possa esaltare le note aromatiche, come riscontrato soprattutto nel Manzoni (ma saranno le statistiche collezionate negli anni futuri a sancire la validità di questa ipotesi). I rapporti tra quantità di uva prodotta (rese per ettaro) e i valori assoluti dei vini ottenuti nelle diverse forme di allevamento dei vigneti, confermano l'idoneità delle scelte compiute negli ultimi anni nelle forme d'allevamento dei vigneti, come l'abbandono delle "Bellussere" che hanno "fatto" la storia della viticoltura del Piave con le loro grandi rese e l'adozione sempre più diffusa dei sistemi Sylvoz e Guyot e del moderno sistema a doppia cortina (GDC).
Per ottenere i migliori risultati in un'area così vasta ed eterogenea, ha sottolineato Tomasi, sarà poi indispensabile stare molto attenti all'individuazione del periodo più opportuno per la vendemmia, che andrà effettuata senza avere fretta perché l'ottimale maturazione delle uve renderà esponenzialmente migliore il vino da esse ottenuto. Ma quello che secondo Tomasi è stato il dato più importante rilevato, è sicuramente la diffusione di alte professionalità e di moderne imprenditorialità nell'area Doc Piave.
Entrare nei vigneti e nelle aziende della Doc Piave gli ha permesso infatti di conoscere realtà aziendali che ha definito sorprendenti, in cui la passione per il territorio si sposa perfettamente con le più moderne e funzionali tecniche di campagna e di cantina.

Pierclaudio De Martin, presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave, ha sottolineato come “I vignaioli del Piave si sono sempre dimostrati molto attenti e ricettivi nei confronti di questo progetto che sta fornendo loro utili informazioni circa la gestione agronomica dei vigneti e che sta anche proponendo razionali piani di coltivazione, a tutto vantaggio dell’intera filiera e della valorizzazione del prodotto. Ma uno studio, si sa, è solo una teoria, se non ci sono uomini che gli offrono delle gambe per farlo camminare sul terreno della pratica. E dopo aver visto "finire nei cassetti" di tanti accademici molti studi elaboratissimi ed altrettanto costosi, non nascondo di essere stato - da principio - molto scettico verso la Zonazione che è un'operazione molto costosa e finanziata dalla Regione Veneto al 70%. Da presidente avevo paura ad investire quell'ingente 30% in uno studio che sospettavo potesse rivelarsi infruttifero. Ma dopo i primi risultati e dopo aver constatato che i nostri produttori stanno mettendo a disposizione della zonazione sia le energie sia il coraggio per adottare le soluzioni migliori che lo studio sta suggerendo, penso di poter stare sereno sull'utilità di questa operazione.

Occorrerà qualche anno, prima di notare risultati significativi, ma intanto l’area Piave – che si connota per il grande frazionamento agrario delle sue colture – si sta dimostrando una squadra sempre più coesa e determinata a ragionare e a lavorare insieme per coordinare progetti di reale sviluppo
”.

La zonazione dell’area Doc Piave è quindi percepita dai produttori del Piave come una grande opportunità non solo per l’ambito prettamente vitivinicolo che sta principalmente studiando, ma per l’intero “sistema territorio”, che i produttori stessi si stanno impegnano a perfezionare anche attraverso la grande vitalità impressa alla Strada dei Vini del Piave. Come ha sottolineato ancora De Martin: “Oltre ad essere impegnato a proseguire l’approfondita analisi delle caratteristiche podologiche e bioclimatiche degli agro-sistemi viticoli della Doc, il Consorzio Tutela Vini del Piave è anche consapevole che la zonazione non è solo uno strumento tecnico, bensì un progetto che può essere utilmente declinato a favore della valorizzazione delle peculiarità del nostro territorio, quindi fondamentale per l’intero comprensorio. Per non rendere fine a se stessa questa importante esperienza e per capitalizzarla, quindi, a favore dell’intera area Piave, stiamo anche cercando di coinvolgere in modo trasversale tutti i diversi protagonisti della stessa attraverso una sempre maggior divulgazione della zonazione e dei suoi risultati”. “Per questo – ha annunciato il presidente - il nostro Consorzio è fortemente motivato ad ampliare e ad approfondire le attività di comunicazione degli esiti acquisiti e degli sviluppi futuri che la zonazione potrà avere. Attività che potrà da un lato promuovere un sempre maggior senso di partecipazione e di condivisione al lavoro in svolgimento e dall’altro garantire allo stesso continuità anche dopo la conclusione del progetto, affinché la zonazione diventi una sorta di “forum” aperto sul territorio, in grado di aggiornarsi continuamente e di fornire nuovi stimoli alla gestione dell’area in senso lato”.

Gli ha fatto eco Corrado Callegari, Amministrazione di Veneto Agricoltura, sostenendo che “Veneto Agricoltura e la Regione Veneto si sono molto impegnate, in questi ultimi anni, con risorse economiche e uomini per promuovere e sostenere i progetti di zonazione viticola, convinto che sia uno dei migliori strumenti per valorizzare ed alzare la qualità della viticoltura veneta e quindi renderla sempre più competitiva sui mercati, soprattutto esteri. Questo sforzo deve trovare convinti soprattutto i produttori vitivinicoli delle aree coinvolte nei progetti. Perché sono loro, insieme alle loro organizzazioni, che sono lo strumento operativo dell’applicazione della zonazione nel territorio. Sono solo loro che possono trasformare dei dati sperimentali in efficaci scelte aziendali”.

Al convegno, che ha visto tra il pubblico numerose Autorità - tra le quali il vicepresidente della Provincia di Treviso Floriano Zambon e l'Assessore Provinciale all'Agricoltura Marco Prosdocimo - ha partecipato anche il Vice Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, che poco più di un anno fa ha annunciato l’avvio di questo importante ed articolato studio nell’area Doc Piave. Secondo Zaia “La zonazione è certamente la più avanzata attività di miglioramento e valorizzazione della aree vitate, il più significativo biglietto da visita per un territorio enologico. Ma è anche un vero e proprio atto di coraggio da parte dei produttori, capaci di mettersi in discussione per seguire le linee dettate da questo studio, volto ad ottimizzare l’enologia di ogni specifico territorio. Credo fortemente, poi, che la zonazione sia il vero futuro del vino: è stata alla base di successo di molti vini ed aree vitate francesi, italiane ed internazionali ed anche la Doc Piave ha già tratto alcuni significative indicazioni per la valorizzazione dei suoi vini e del suo territorio. Perché la zonazione coinvolge a 360° l’intera area, non solo l’aspetto vitivinicolo: si tratta di valorizzare Storia e paesaggi, arte e valori umani, tipicità e qualità a tuttotondo, insomma”. Il suo intervento, in giornate fitte di dichiarazioni e di eventi sul tema della Riserva del Nome per il Prosecco, ha avviato un vivace dibattito tra i relatori e la sala, nella quale era presente anche Giancarlo Vettorello, direttore del Consorzio Tutela del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene Doc.

Il convegno si è concluso portando nuovamente la discussione sui vini Piave Doc con l'illustrazione dei risultati delle prime microvinificazioni provenienti dalle diverse aree zonate: è stato Stefano Soligo, del Centro Regionale per la Viticoltura, l'Enologia e la Grappa di Veneto Agricoltura ad introdurre teoricamente alla degustazione dei primi vini realizzati con il monitoraggio continuo degli studi di zonazione. E se è ancora troppo presto per valutare i forti sentori erbacei dei Carmenere, la fragranze di Pinot Grigio e Manzoni Bianco si sono fatte sentire ed apprezzare dal numeroso pubblico presente.

A cura del
Consorzio Tutela Vini del Piave D.O.C.
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lunedì 4 febbraio 2008

La Strada dei vini del Piave continua a crescere

Anche le Amministrazioni Comunali veneziane di San Donà di Piave e di Noventa di Piave hanno deciso di aderire alla Strada dei Vini del Piave. Comuni che si aggiungono a quelli trevigiani di Cimadolmo, Mansuè, Oderzo, Ormelle, Roncade, Salgareda, Santa Lucia di Piave, San Polo di Piave e Vazzola che vi hanno aderito negli ultimi mesi.

S’infittisce così l’elenco dei soci della Strada, nata da circa una settantina di produttori vitivinicoli e cantine dell’area Doc Piave e riconosciuta ufficialmente dalla Regione Veneto nel maggio del 2006. Soggetti che ora si rivolgono soprattutto alle Amministrazioni Comunali per cercare l’appoggio delle istituzioni locali in un progetto di promozione della terra e della cultura del Piave - partendo dai suoi vini e dalle sue produzioni agroalimentari – capace di creare un'offerta turistica integrata che valorizzi il territorio nella sua interezza: l'identità storica, culturale, artistica, ambientale, sociale ed economica.

Oltre alle adesioni già espresse – spiega il presidente del Comitato di Gestione della Strada, Pierclaudio De Martinsono numerose le richieste d’informazioni che i Comuni attraversati dalla Strada ci stanno rivolgendo per entrare a far parte di questo nostro ambizioso progetto. E ci fa indubbiamente piacere essere riusciti a sensibilizzare i Sindaci e gli Assessori locali sui temi del turismo enogastronomico che noi vorremmo sviluppare nel segno di una moderna imprenditorialità motivata, fornendo anche supporto ai soci membri sul piano tecnico ed informativo, oltre che con le iniziative promozionali coordinate: il sostegno delle Amministrazioni Comunali, in questo senso, sarà sicuramente prezioso”.

Tra i numerosi progetti a breve termine cui la Strada dei Vini del Piave sta lavorando, si segnalano una calendario di incontri formativi rivolto ai propri soci con i più autorevoli docenti di varie materie che a diverso titolo riguardano chi si rivolge al mondo dell'enoturismo, ma anche un cartellone di concerti e spettacoli nelle cantine che animerà la Strada durante la prossima estate, per poter offrire agli enoturisti locali e non quel "fiume di emozioni" che il suo headline propone.
E intanto è anche on line il nuovo sito http://www.stradavinidelpiave.com/. Perché la Strada dei Vini del Piave continua a crescere e non solo numericamente ma anche e soprattutto qualitativamente.

A cura di:
Strada dei Vini del Piave
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venerdì 1 febbraio 2008

UN ANNO DI ZONAZIONE NELLA DOC PIAVE

Un convegno a Conegliano, lunedì 11 febbraio 2008
per condividere risultati, ipotesi e progetti


> Invito (PDF)



Veneto Agricoltura ed il Consorzio Tutela Vini del Piave fanno il punto sulla zonazione della Doc Piave - iniziata esattamente un anno fa - con un convegno che si svolgerà nella nuova Enoteca Provinciale di Conegliano (presso la Scuola Enologica), lunedì 11 febbraio 2008, con inizio alle ore 10.

All'importante appuntamento, intitolato "La conoscenza per la qualità, la zonazione dell'area Doc Piave", parteciperanno anche il Vice Presidente della Regione Veneto Luca Zaia e l'Amministratore di Veneto Agricoltura Corrado Callegari, oltre al presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave, Pierclaudio De Martin. Ad illustrare studi e risultati di questo primo anno di lavoro saranno Diego Tomasi dell'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano e Stefano Soligo, del Centro Regionale per la Viticoltura, l'Enologia e la Grappa di Veneto Agricoltura a Conegliano. Al termine del convegno, sarà anche possibile degustare alcune microvinificazioni provenienti da unità paesaggio diversi e visitare il vicino Centro Regionale per la Viticoltura, l'Enologia e la Grappa, dove sono state eseguite le microvinificazioni della zonazione. "Dalla teoria alla pratica", quindi, con le degustazioni dei vini ottenuti dopo un anno di intensa attività della più avanzata attività di miglioramento e valorizzazione delle aree vitate dell'area del Piave, avviata dal Consorzio Tutela Vini del Piave Doc con il sostegno della Regione del Veneto, coordinata da Veneto Agricoltura e curato attivamente dall'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano.

Al convegno sono invitati a partecipare tutti gli operatori del settore vitivinicolo dell'area Piave per analizzare le varie fasi dell'operazione che coinvolgerà la zona anche nei prossimi tre anni, nonché gli esiti che tale studio ha raggiunto finora e quelli che intende raggiungere.

Veneto Agricoltura, l'azienda Regionale per i settori Agricolo, Forestale e Agroalimentare, è impegnata da tempo in un articolato programma di zonazione viticola delle aree Doc del Veneto. Il programma sta attuando la mappatura dei comprensori viticoli tracciando per ognuno un quadro completo di informazioni: la composizione e la conformazione dei suoli, gli aspetti climatici, il comportamento fenologico e produttivo dei vitigni, le caratteristiche sensoriali e organolettiche del vino ottenuto da ogni terroir identificato.

Il Conzorzio Tutela Vini del Piave, che crede profondamente nell'importanza della zonazione, sta attuando un'intensa campagna di informazione presso i produttori dell'area Doc Piave per far percepire diffusamente l'immagine dell'operazione e le potenzialità di accrescimento del valore del territorio che questa può indicare chiaramente. Ed è confortante la grande partecipazione di operatori che i momenti di incontro e di confronto sulla zonazione dell'area Doc Piave hanno registrato fino ad oggi: chiaro sintomo che la "crescita" dei vini del Piave passa anche per una consapevolezza diffusa del valore sia del territorio, sia una moderna imprenditorialità volta a valorizzarlo.

Va infine ricordato che l'Area Piave D.O.C. comprende nella Provincia di Treviso: l’intero territorio dei comuni di Arcade, Breda di Piave, Casale sul Sile, Cessalto, Chiarano, Cimadolmo, Codognè, Fontanelle, Godega Sant’Urbano, Gorgo al Monticano, Mareno di Piave, Maserada sul Piave, Monastier, Oderzo, Ormelle, Ponte di Piave, Ponzano Veneto, Portobuffolé, Povegliano, Roncade, Salgareda, San Biagio di Callalta, San Fior, San Polo di Piave, Santa Lucia di Piave, Spresiano, Vazzola, Zenson di Piave e in parte dei territori dei comuni di Carbonera, Casier, Gaiarine, Mansuè, Mogliano Veneto, Orsago, Preganziol, Silea, Villorba, Colle Umberto, Conegliano, Cordignano, Giavera del Montello, Montebelluna, Motta di Livenza, Nervesa della Battaglia, Paese, San Vendemiano, Susegana, Trevignano, Vittorio Veneto, Volpago del Montello. Ma si estende anche nella Provincia di Venezia sull’intero territorio dei comuni di Fossalta di Piave, Marcon, Meolo, Noventa di Piave, Quarto d’Altino, San Donà di Piave e in parte del territorio dei comuni di Venezia, Ceggia, Eraclea, Jesolo, Musile di Piave, Torre di Mosto

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