Archive for the ‘Consorzio Tutela Vini del Piave’ Category

“Il Piave mormora” a Roma

Thursday, April 22nd, 2010

Lunedì 10 Maggio 2010 presso la sede AIS di Roma, all’Hotel Rome Cavalieri (Via A. Cadiolo 101 – Roma) si svolgerà “Il Piave mormora, alla scoperta della Marca Trevigiana”

Sarà un percorso alla scoperta del Raboso, del Manzoni Bianco, del Carmenère e degli altri straordinati vini della nostra terra.

> Scarica l’invito

Il Consorzio DOC Piave al Vinitaly 2010

Tuesday, April 6th, 2010

Saranno ben trentotto le aziende aderenti al Consorzio DOC Piave presenti al prossimo Vinitaly 2010.
Presso l’infopoint allo stand di Treviso Glocal (Pad. 4 – Stand B4) sarà possibile repirire informazioni e materiali.

Inoltre ad integrazione delle attività negli stand delle singole cantine sono stati organizzati momenti di comunicazione e promozione dei vini della DOC.

In particolare sono previste due degustazioni guidate con tavolo di confronto sul Raboso del Piave presso lo stand istituzionale della Regione Veneto (Pad. 4 – Stand D4) domenica 11 aprile alle ore 11.30 e presso lo stand di Venezia Opportunità (Pad. 4 – Stand E3) lunedì 12 aprile alle ore 11.00.

Sabato 10 aprile alle ore 10.30 presso il padiglione della “Cittadella della Gastronomia” (Zona H – Pad. 7) ospiti di CASA TREVISO del Gruppo Ristoratori della Marca Trevigiana, con il sostegno della Provincia di Treviso e di Unascom, avrà luogo una tavola rotonda tra giornalisti ed esperti regionali, nazionali ed internazionali in cui si parlerà della Doc Piave e del suo vino principe Raboso DOC tra passato presente e futuro.

Gli autoctoni del Piave: valori e opportunità

Friday, November 14th, 2008

Venerdì 28 Novembre 2008 ore 9.15
Collegio Brandolini Rota, Viale Brandolini 6 – ODERZO (TV)

Il Consorzio di Tutela Vini del Piave, il C.R.A (Centro di Ricerca per la vitivultura di Conegliano), la Regione Veneto e Veneto Agricoltura vi invitano al convegno dedicato agli autoctoni del Piave.

PROGRAMMA ED INTERVENTI
Ore 9.15 – Registrazione dei partecipanti

Ore 9.30 – Introduzione dei lavori
Antonio Bonotto – Presidente Consorzio di Tutela Vini del Piave
Franco Manzato – VicePresidente e Assessore all’Agricoltura della Regione del Veneto
Corrado Callegari – Amministratore Unico di Veneto Agricoltura

Ore 10.00 – Tradizione e innovazione: le sclete possibili per la viticoltura del Piave
Attilio Scienza – Universitgà di Milano – Dipartimento DiProVe

Ore 10.30 – Il valore aggiunto del territorio e dei suoi vitigni nella sfida mondiale
Emilio Pedron – Amministratore Delegato Gruppo Italiano Vini

Ore 11.00 – La zonazione viticola per la valorizzazione degli autoctoni del Piave
Diego Tomasi – CRA-VIT di Conegliano

Seguirà dibattito.

Vi aspettiamo.

Al Salone del Gusto di Torino debuttano Malanotte e Carmenère

Tuesday, October 21st, 2008

Due autentiche degustazioni “en primeur”, quelle proposte dal Consorzio Tutela Vini del Piave al Salone del Gusto. Nella grande vetrina mondiale torinese i Vini del Piave saranno, infatti, presenti con le loro due nuove tipologie: Malanotte e Carmenère, recentemente riconosciute dal D.M. del 8 settembre 2008. Due vini rossi di grande carattere ma non ancora disponibili sul mercato perché prodotti per la prima volta dalla vendemmia 2008, ancora in corso per quanto riguarda le uve Raboso Piave.

Quelli che proporremo durante le degustazioni al Salone del Gusto - spiega Antonio Bonotto, presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave – sono vini in tutto simili a quelli che saranno disponibili a partire dal 2009 per la tipologia Carmenère e dal 2011 per la tipologia Malanotte, ma dei quali abbiamo già di ottimi esempi realizzati da alcuni nostri produttori“.

Infatti - spiega ancora Bonotto – il vitigno Carmenère è stato confuso per oltre un secolo con il Cabernet franc: confusione presente nelle disposizioni di Legge ma non nelle vigne dove i viticoltori hanno sempre distinto il “Cabernet franc francese” da quello comunemente detto “Cabernet franc italiano”, ossia il Carmenère, tanto che la recente modifica al disciplinare di produzione dei Vini del Piave ha quindi “solo” restituito a questo vitigno il proprio nome corretto. Così, se prima della vendemmia 2008 il suddetto Carmenère rientrava spesso nella produzione del “Cabernet Doc Piave”, realizzato con uvaggi di Cabernet franc, Cabernet sauvignon e Carmenère, a partire da quest’anno saranno almeno una ventina le aziende che produrranno “Carmenère Doc Piave” utilizzando in purezza le omonime uve. Ma già da tempo alcune aziende dell’area Piave hanno voluto scommettere su questo vitigno realizzando “Cabernet franc Doc Piave” solo con uve Carmenère e pertanto disponiamo già, pur se con un nome ancora non “aggiornato” di vini realizzati secondo le recenti disposizioni, con i loro sentori carateristici ed inconfondibili, che certo non passeranno inosservati ai consumatori più attenti“.

Anche il Malanotte è una nuova tipologia appena introdotta, eppure già disponibile per questo “debutto” al Salone del Gusto, come illustra ancora Bonotto: “Malanotte sarà il nome del “Raboso Piave Superiore”, tipologia che avvicina il Raboso Piave all’ambito riconoscimento della DOCG e che si distinguerà dal Raboso Doc Piave soprattutto per la disciplina della pratica dell’appassimento parziale delle uve, adottata già da tempo da alcuni “rabosisti”. Quelli che proporremo in degustazione saranno vini di alcuni produttori che hanno introdotto, già da alcuni anni precedenti, una percentuale di appassimento variabile tra il 15 e il 30% così come prevede il nuovo Disciplinare di produzione, riuscendo anche ad ottenere parametri di acidità, grado alcolico e residuo zuccherino confacenti alle nuove disposizioni. Prodotto per la prima volta con questo nome nel 2008, questo vino cui la Legge prescrive tre anni di invecchiamento sarà disponibile a partire dal 2011.”

Le degustazioni, che avverranno con campioni rigorosamente anonimi proprio per evidenziarne l’esclusività e ribadire il ruolo “super partes” del Consorzio di Tutela nel promuovere i vini dell’area Piave, saranno ospitate dal grande stand della Regione Veneto al Salone del Gusto e saranno condotte dal presidente Bonotto venerdì 23 ottobre alle ore 13 (Carmenère) e sabato 25 alle ore 13 (Malanotte).

Malanotte e Carmenère: due nuove tipologie per la DOC Piave

Thursday, October 9th, 2008
La Doc Piave, una delle aree a Denominazione d’Origine più vaste dell’Italia settentrionale (50 comuni in provincia di Treviso e 12 in provincia di Venezia) si è arricchita di due nuove tipologie,

Un recente Decreto Ministeriale ha, infatti, apportato importanti modifiche al disciplinare di produzione dei Vini del Piave. Ha anzitutto riconosciuto la varietà “Carmenère”, antica varietà bordolese arrivata nel Nordest italiano assieme al Cabernet franc nell’Ottocento e subito confusa con quest’ultimo. Confusione che non riguarda i viticoltori, che hanno sempre ben distinto quest’uva, chiamata “Cabernet franc italiano”, quanto dalla Legge che ne ha lungamente vietato non solo l’utilizzo per ricavare vini che ne dichiarassero il suo nome in etichetta, ma anche la coltivazione di uve così denominate. Così dopo che nel 2006 la Doc Arcole ha ottenuto il riconoscimento del suo Carmenère Doc, ora anche la Doc Piave (assieme ad un’altra Doc trevigiana, Montello e Colli Asolani) potrà produrre vini con il nome di questo vitigno quasi del tutto dimenticato nella sua originaria Francia, ma recentemente “rinato” – sia enologicamente sia commercialmente – nel Nuovo Mondo enologico.

Se ne rallegra il presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave, Antonio Bonotto, rilevando che “sin dal 1991, ossia da quanto l’Istituto Sperimentale per la Viticoltura ha chiarito l’identità del Carmenère, è stato avviato l’iter per ottenere l’autorizzazione all’impianto di questo vitigno con il suo vero nome. Ora, finalmente, grazie anche all’operosa collaborazione della Regione del Veneto, siamo riusciti a completare il percorso burocratico che ha consentito ai viticoltori interessati d’autocertificare il possesso di vigneti di Carmenère, per la veloce iscrizione degli stessi nell’apposito Registro”.

Con l’altra sostanziale variazione, meno immediata negli esiti ma non meno importante, l’istituzione della tipologia “Piave Malanotte”, il Consorzio Tutela Vini del Piave ha voluto dare alla nuova tipologia “Raboso Piave Doc Superiore“ un nome aggiuntivo capace si svincolare il vino dal nome del proprio vitigno, utilizzando un termine a lungo cercato e dibattuto tra i produttori, quindi accettato dal Comitato Nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini. Volendo rendere omaggio alla lunga storia del Raboso Piave attraverso una figura particolarmente rilevante nel suo percorso secolare, la scelta di un nome aggiuntivo per il Raboso Piave Doc Superiore è caduta su “Malanotte”, dal nome di una famiglia che – pur se originaria del Trentino – ha condizionato e ammodernato la viticoltura nell’area del Piave, attraverso due secoli di conduzione di una rigogliosa azienda agricola a Tezze di Vazzola che si estendeva fino quasi a Conegliano e a Lovadina, su un’area di qualche decina di chilometri quadrati, oggi tutti terreni a Denominazione di Origine Controllata “Piave”.

Il nome “Malanotte”, oltre ad evocare un periodo di grandi innovazioni agrarie e di fiorenti commerci di vino Raboso con la vicina Venezia, è stato scelto anche e soprattutto perché termine che asseconda le regole del marketing contemporaneo, che vestirà le bottiglie di un vino di grande corpo, buona struttura e deciso tenore alcolico con un’etichetta ammiccante, con un nome facilmente memorizzabile anche dagli stranieri che si presta a interpretazioni ed evocazioni le più diverse, in efficace contrasto comunicazionale con la severità del disciplinare che garantirà il contenuto di quelle bottiglie.

In un tempo in cui uno dei primi doveri morali di un vignaiolo è difendere il proprio prodotto dalle insidie della globalizzazione attraverso la proposta della tipicità, unicità e irripetibilità dello stesso, i produttori di Raboso Piave Doc hanno voluto, con la denominazione “Malanotte”, porre l’accento sull’esclusività di questo vino. Il quale ha già la fortuna di essere “Raboso Piave” e di godere quindi di un nome indissolubilmente legato al proprio territorio, ma che ora, con il nome “Malanotte”, si lega ancora di più alla propria Storia, tutelandone l’esclusività e attribuendogli un nome diverso da quello del vitigno, uguale solo al vino prodotto secondo il disciplinare della Doc “Vini del Piave”.

Va detto, e non da ultimo, che si tratta anche di un nome che quasi vent’anni fa la Cantina Sociale di Tezze ha scelto per identificare un suo Raboso Doc Piave registrandone anche la proprietà intellettuale del conseguente uso in esclusiva. E un ringraziamento particolare va quindi alla disponibilità ma anche alla lungimiranza dimostrata dalla Cantina Sociale di Tezze che ha ceduto il marchio “Malanotte” al Consorzio Tutela Vini del Piave Doc e di conseguenza a tutti i produttori che ne vorranno disporre per identificare con questo nome il vino Raboso Piave DOC che presenta i requisiti previsti dal nuovo disciplinare per essere identificato come “Malanotte”.

PER APPROFONDIRE
> Il Carmenère: storia di un nome ritrovato (vers. PDF – 90Kb)

> Duecento anni di storia dei Malanotte , dalla Val di Sole al Piave, fino al declino (vers. PDF – 85Kb)

La vendemmia della Doc Piave sul web

Friday, August 29th, 2008

Dalla zonazione alla telematizzazione

Come vendemmiare al momento giusto? Ai viticoltori dell’area Doc Piave basterà consultare il web!
Sono, infatti, consultabili sul sito di Veneto Agricoltura (http://www.venetoagricoltura.org/) i dati sulle “curve di maturazione” aggiornati in tempo reale relativi ai principali vitigni (Chardonnay, Pinot grigio, Merlot, Carmènere e Prosecco) coltivati nel territorio della Doc Piave (che comprende 50 comuni della provincia di Treviso e 12 della provincia di Venezia).
Si tratta di una grande ed utilissima novità – commenta il presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave, Antonio Bonotto – realizzata per la prima volta nel Veneto grazie agli studi di zonazione viticola dell’area Doc Piave che il Consorzio sta realizzato con Veneto Agricoltura, in collaborazione con la Regione Veneto, ed il CRA-VIT di Conegliano. Grazie a questo servizio, infatti, ciascun viticoltore potrà avere elementi certi sui cui ponderare l’inizio della raccolta delle uve di ciascun vitigno nelle diverse aree, e si tratta di una scelta assolutamente strategica per ottenere l’obiettivo enologico prefissato. Basarsi su parametri oggettivi aiuterà certamente il viticoltore nelle sue scelte che poi dovranno tenere conto anche di altri aspetti come l’organizzazione aziendale , lo stato sanitario delle uve ecc…Ritengo si tratti di uno strumento davvero prezioso, tanto che il Consorzio Tutela Vini del Piave ha da tempo informato i produttori dell’area – soci e non soci del Consorzio – di questa opportunità proprio per dare a tutta l’area DOC ulteriori informazioni utili a far crescere, vendemmia dopo vendemmia, il livello qualitativo dei nostri vini“.
I dati pubblicati sul sito si riferiscono, infatti, ai 115 vigneti-guida distribuiti nelle 10 aree pedoclimatiche individuate dagli studi di zonazione ed evidenziano il grado zuccherino raggiunto dalle uve, così come l’acidità e il pH dell’acino: ciascun viticoltore potrà così rifarsi ai valori del vigneto-guida a lui più vicino per localizzazione, varietà e caratteristiche dell’ambiente pedoclimatico per valutare il momento migliore per iniziare la raccolta delle uve.

A cura di:
Marina Grasso (335.8223010)
Marketing e Comunicazione Consorzio Tutela Vini del Piave D.O.C.
Via Toniolo, 12 – 31100 TREVISO Tel. 0422.591277Fax 0422.412625 consorzio.piave@tv.camcom.it

Quando i vini si accordano con la musica. Tornano gli "Incontri Asolani"

Wednesday, August 27th, 2008

Brindisi con i Vini del Piave Doc, per festeggiare la trentesima edizione di Incontri Asolani, Festival Internazionale di Musica da Camera in programma dal 26 agosto al 13 settembre.

Dopo il fortunato esordio delloscorso anno sulla suggestiva scena della chiesa di SanGottardo – tra un tempo e l’altro dei tradizionali concertiasolani di fine estate – il Consorzio Tutela Vini del Piave ha, infatti, voluto rinnovare la partecipazione al Festival proponendo i vini del propri consorziati nelle pause della sontuosa offerta musicale realizzata anche quest’anno da Asolo Musica: il pubblico sarà, così, invitato nuovamente ad un brindisi tra i cipressi antistanti la suggestiva chiesa medievale che ospita i grandi artisti internazionalie in ciascuno degli otto appuntamenti in programma potrà degustare una o più tipologie di vino bianco e di vino rossoscelti tra i dieci vini Doc tutelati dal Consorzio, nelle realizzazioni dei diversi produttori che hanno aderito all’iniziativa.
Spiega il presidente del Consorzio Tutela Vini del PiaveDoc, Antonio Bonotto: “Abbiamo aderito con grande entusiasmoalla proposta di Asolo Musica-Veneto Musica di fornirenuovamente i nostri vini a questa manifestazione musicale di rilevanza internazionale. Il nostro Consorzio vuole esseresempre più vicino ai grandi eventi culturali ed artistici del nostro territorio, perché consapevole che il vino è a pieno titolo un patrimonio culturale e, in qualche misura,anche una forma d’espressione artistica, che quindi ben si accorda con manifestazioni culturali di grande spessore e tradizione come questa“. “A testimonianza di questa nuovastagione di promozione e di valorizzazione dei nostriprodotti – prosegue Bonotto – vorrei anche ricordare il contemporaneo impegno del Consorzio in “Gusto e Artigianato”,manifestazione in pieno svolgimento a Cortina, in cui i produttori del Consorzio Tutela Vini del Piave presentano le loro creazioni enologiche mentre i più celebri artigiani ampezzani realizzano le loro piccole-grandi opere d’arte inferro battuto, vetro e legno”.

Al via la vendemmia nell’area Doc Piave

Friday, August 22nd, 2008

Parte sotto i migliori auspici la vendemmia nei vigneti della Doc Piave. Entro la fine della settimana, infatti, inizierà la raccolta delle uve di un’annata che, dopo un avvio difficile con una primavera piovosa che ha determinato una fioritura lunga e problematica, si presenta ricca di interessanti potenzialità

Lo afferma Antonio Bonotto, presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave: “Negli ultimi due mesi le giornate si sono manifestate con buona luminosità , temperature adeguate e soprattutto con livelli di umidità che hanno sfavorito le malattie funginee, in particolare la botrite.
Le forti escursioni termiche rilevate nelle ultime settimane, felice situazione solitamente ad appannaggio esclusivo degli ambienti collinari, hanno sicuramente donati grandi benefici ai vigneti di pianura, così che possiamo prevedere di ottenere vini con buona mineralità, freschezza ed aromaticità
“. Oltre alla buona qualità e sanità delle uve pronte per la raccolta, si registra anche una quantità leggermente superiore a quella del 2007, che già aveva portato a produrre, circa 160.000 ettolitri di Vini Doc Piave nella vasta area di produzione che comprende 50 comuni trevigiani e 12 veneziani.

Ma quella che va ad incominciare sarà una vendemmia davvero un po’ speciale, per i vignaioli del Piave: porteranno, infatti, in cantina per la prima volta e già impreziosito dalla Denominazione di Origine Controllata, il Carmenère, antico vitigno giunto in Italia nella prima metà dell’Ottocento e subito scambiato per Cabernet franc, che solo oggi “riconquista il suo nome” grazie ad una variazione al disciplinare di produzione introdotta grazie all’impegno del Consorzio Tutela Vini del Piave, che ha così consegnato alla maggior parte del Cabernet franc coltivato nell’area Piave il suo nome corretto.
Nome che, tra l’altro, sta anche conoscendo una stagione di nuovi successi soprattutto grazie alle apprezzate peculiarità del vitigno messe in evidenza dalle produzioni del Nuovo Mondo enologico.
Oltre alla vendemmia numero uno per il Carmenère Doc, sarà anche vendemmiato per la prima volta il Raboso Piave Superiore, la cui immissione sul mercato sarà possibile solo tra tre anni (così come prevede il disciplinare di produzione, che assegna al Raboso Piave uno dei più lunghi invecchiamenti previsti in Italia), ma che rappresenta un autentico evento enologico soprattutto se considerato come primo passo per poter fregiare il Raboso Piave della Denominazione Controllata e Garantita (DOCG), riservata a pochi e selezionati vini italiani (ad oggi solo tre nel Veneto, tutti in provincia di Verona).

E le novità non sono ancora finite, precisa Bonotto: “Con la prossima vendemmia anche la produzione di Vini del Piave doc sarà soggetta al “Piano dei Controlli e della Tracciabilità”, come previsto dal DM 29 marzo 2007 e DD 13 luglio 2007.
Il Consorzio Tutela Vini del Piave sta predisponendo unì’apposita struttura per l’attuazione del piano, consapevole che solo perseguendo una politica di affidabilità e coerenza della denominazione i nostri vini potranno andare lontano.
Infatti, i consumatori non richiedono più solo garanzie di qualità, che il Consorzio Tutela Vini del Piave ha puntualmente sempre fornito, ma chiedono anche controllo e vigilanza sull’origine del vino stesso, e noi vogliamo essere in grado di fornirle puntualmente e al più presto, grazie appunto all’imminente avvio del nuovo Piano dei Controlli
“.

Approfondimenti sul “Carmenère”
Di sicuro, come per i Cabernet, sappiamo che il Carmenère deriva dalla “Vitis biturica” giunta nel bordolese in epoca romana, anche se Plinio il Vecchio (nel 71 d.C.), riporta che veniva coltivata nell’attuale zona di Bordeaux dalla tribù celtica dei Biturigi, mentre Columella – poco prima – sostiene che provenisse da Durazzo (Albania) e sapeva che era coltivata in varie zone dell’Hiberia (Spagna) e in particolare nell’attuale Rioja.
Nell’eterogenea famiglia di vitigni neri coltivati nel secolo scorso nel bordolese, che genericamente erano chiamati “Cabernet”, si sono distinti fino ad assumere indicazione autonoma il Cabernet sauvignon ed il gruppo dei Cabernet franc. E proprio tra quei Cabernet, come confermato da studi condotti in Francia all’inizio del Novecento (“Ampélographie”, di P.Viala e V.Vermorel, 1905), vi era anche il Carmenère (il cui nome pare derivi dalla parola “carmine”, per il colore particolarmente intenso del vino), identificabile per alcune particolarità morfologiche e soprattutto organolettiche delle sue uve.
Fin dalla prima metà dell’Ottocento, infatti, il Carmenère era stato distinto dal Cabernet per i grappoli più grandi e più spargoli, per la vigoria, la scarsa fertilità, l’aroma e il colore più intenso delle bacche (“Ampélographie Universelle” di P.Odart, 1849), ma quando fu importato in Italia assieme agli altri Cabernet – probabilmente intorno al 1820 dal Conte di Sambuy che ne impiantò un vigneto in Valmagra – venne scambiato per una degenerazione ed indebolimento del Cabernet franc.
Come conseguenza, nel Veneto e in Friuli, questo tipo – notevolmente diffuso proprio perché la sua vigoria e la sua necessità di potatura lunga si potevano adattare alle condizioni di coltura e perché la grande qualità del vino poteva far sopportare produzioni anche scarse – diventava per ampelografi, studiosi e coltivatori il prototipo del Cabernet franc.
Negli anni Sessanta del Novecento, quando Calò e Liuni indagarono sui fenomeni di colatura cui andava soggetto il cosiddetto Cabernet franc presente nel Veneto, furono importate delle collezioni francesi di Cabernet franc lì coltivato, e le diversità tra i due tipi cominciò ad apparire evidente. Fu, però, attribuita a variabilità clonale, tanto che furono distinti nella pratica della propagazione, anche se impropriamente, un Cabernet franc di tipo francese ed un Cabernet franc di tipo italiano, che poi si dimostrerà essere Carmenère.
Fu un successivo studio di caratterizzazione varietale tra i cloni francesi ed italiani con marcatori biochimici a mettere in luce che si trattava, probabilmente, di due vitigni diversi. Dubbi dissolti da analisi condotte negli anni 1988-91 presso l’Istituto Sperimentale di Viticoltura di Susegana, che hanno evidenziato che: la foglia del Carmenère è identificabile per essere leggermente più stretta, con i seni laterali più profondi ed il seno peziolare maggiormente sovrapposto, così com’era già stato messo in risalto da studi precedenti e come ha confermato l’analisi computerizzata.
Il grappolo è identificabile per la forma cilindrico-conica, ma soprattutto per la maggiore spargolicità dovuta a maggiore colatura; questa è la conseguenza di fiori anomali in discreta percentuale per la spilatura degli stami. Fisiologicamente il vitigno è più vigoroso, leggermente più precoce di maturazione e meno fertile, soprattutto nelle gemme basali del capo a frutto. Anche questi elementi sono riportati in letteratura enologica precedente. I patterns isoenzimatici dei sistemi enzimatici GPI e PGM sono differenti e caratterizzanti.
L’analisi chimica delle uve e del vino dimostra che il Carmenère è molto più ricco di 2-metossi 3-isobutil pirazina, giustificando così il maggiore sapore erbaceo anch’esso richiamato nelle vecchie descrizioni ampelografiche. Per quanto concerne i fenoli è più ricco in antociani e flavonoidi totali, confermando anche qui le vecchie descrizioni che parlano di uve più colorate.
Inoltre l’uva ha una percentuale più bassa di peonina e di antociani acetati e più alta di antociani p-cumarati. L’uva mostra poi rapporti malvina acetato/malvina p-cumarato più bassi L’analisi chimica dei semi rileva un rapporto catechina/epicatechina minore, così come è più basso il contenuto di acidi idrossicinnamil tartarici del mosto. Sono trascorsi ben 17 anni dalla pubblicazione dello studio condotto da Antonio Calò, Rocco Di Stefano e Angelo Costacurta sulla Rivista Viticola Enologica che ha evidenziato inequivocabilmente che il vitigno Cabernet franc comunemente detto “italiano”, diffusissimo nella Doc Piave così come in tutto il Veneto e il Friuli – è in realtà Carmenère.
E dopo 17 anni suonano ancora “come nuove”, un po’ “per forza di cose”, un po’ perché scritte con accorta lungimiranza, le righe conclusive di quel lungo articolo: “Riteniamo così risolto l’equivoco del secolo scorso, quando al momento dell’importazione in Italia di questi vitigni furono commessi errori ampelografici che si sono mantenuti nel tempo anche per la scarsa conoscenza del Carmènere, via via abbandonato nelle coltivazioni francesi.
Il movimento di rivalutazione dei vecchi vitigni di pregio sta ora risvegliando, anche nel bordolese, interesse per il Carmenère e l’aver mantenuto in Italia una culla culturale di questa varietà è fatto importante, specie se legato anche ad interessanti selezioni clonali effettuate”.

A cura di:
Marina Grasso (335.8223010) Marketing e Comunicazione Consorzio Tutela Vini del Piave D.O.C. Via Toniolo, 12 – 31100 TREVISO Tel. 0422.591277Fax 0422.412625 consorzio.piave@tv.camcom.it

I vini del Piave si raccontano a Cortina con "GUSTO E ARTIGIANATO"

Saturday, August 9th, 2008

Quattro appuntamenti dal 16 al 30 agosto

Passione e creatività, ma anche esperienza, talento, fatica e generosità. Sono molte le qualità che accomunano un artigiano ed un vignaiolo, che in fin dei conti è un artigiano anch’egli…. Per questo il Consorzio Tutela Vini del Piave e la Provincia di Treviso hanno voluto realizzare – grazie anche al sostegno della Provincia di Belluno e della Strada dei Formaggi – “Gusto e Artigianato“, articolata manifestazione che sottolineerà i profondi legami culturali ed umani tra due diverse declinazioni del “fare a mano”, associando la degustazione guidata di Vini del Piave ad un momento creativo di un maestro artigiano.

Sono tre gli appuntamenti programmati in famosi laboratori artigianali di Cortina, dove altrettanti celebri artigiani realizzeranno, spiegandone metodi e significati, alcuni manufatti per lasciare poi la parola ai produttori del Consorzio Tutela Vini del Piave che racconteranno i propri vini nel corso di una singolare “degustazione in bottega”, tra le suggestioni dell’artigianato d’autore.

Il 16 agosto le porte del laboratorio di fabbro Zino si apriranno alle 17.30 per presentare i preziosi manufatti e i metodi di lavorazione del ferro battuto attraverso una dimostrazione artistica accompagnata dalla degustazione dei Vini Piave e dai formaggi bellunesi.

Il 23 agosto l’appuntamento si terrà alla vetreria artistica Alverà e il 30 agosto alla falegnameria L’arte di arredare.

Il 29 agosto, inoltre, i Vini del Piave saranno protagonisti all’Alexander Hall di Cortina, dove l’architetto Ambra Piccin, interior designer delle case dei vip di Cortina, spiegherà come l’artigianato cortinese ha influenzato l’architettura locale e lancerà il suo progetto multimediale “Architettura@Artigianato” attraverso il quale, nel prossimo autunno, presenterà “Luxury Interiors“, il suo nuovo libro sulle più esclusive dimore ampezzane in numerose città italiane, iniziando proprio da Treviso.

Tanti, dunque, i brindisi con i Vini del Piave ospitati dalla “Perla delle Dolomiti” nelle prossime settimane; tante occasioni per conoscere i vini ma anche la terra e la cultura del Piave, una delle aree Doc più vaste e diversificate d’Italia, e per incontrare anche i produttori del Piave, esponenti di una cultura del vino secolare che negli ultimi anni ha segnato una “crescita” qualitativa registrata dai critici più esigenti e dal pubblico più attento nello scegliere vini dall’identità precisa e schietta.
Come quella dei Vini del Piave, appunto.

Vini del Piave: due convegni sulla Zonazione

Tuesday, July 8th, 2008

Il Consorzio Tutela Vini del Piave e Veneto Agricoltura analizzano i primi risultati ottenuti dalla zonazione in corso nella Doc Piave, con due convegni che si svolgerano presso il Consorzio di Bonifica del Basso Piave di San Donà di Piave (Piazza Indipendenza, 25), lunedì 14 luglio 2008, con inizio alle ore 10 e presso il Centro Culturale E.Francesconi di Cordignano (Via Vittorio Veneto, 51), martedì 15 luglio 2008 con inizio alle ore 20.45.

Il primo importante appuntamento di lunedì 14 luglio, realizzato grazie al sostegno de L’Agraria e del Gruppo Cerchier, s’intitola “Il vigneto: dalla zonazione alle tecniche di gestione” e proporrà le relazioni di Patrik Marcuzzo dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano (“La zonazione del Piave prende forma”) di Luigi Bonato, agronomo di Evoluzione Ambiente (“Il controllo chimico delle malerbe all’impianto e nella gestione del vigneto”) e Diego Tomasi dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano (“La gestione della chioma – cimatura e legatura”).
Le relazioni saranno precedute dalle introduzioni del presidente del Consorzio di Bonifica del Basso Piave, del Sindaco di S.Donà di Piave e del presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave, mentre le conclusioni saranno affidate all’on. Corrado Callegari, Amministratore di Veneto Agricoltura.

La sera del 15 luglio, invece, dopo i saluti introduttivi del Consorzio Tutela Vini del Piave, aprirà il convegno “La zonazione dell’area Doc Piave: esiti e propositi” l’on. Corrado Callegari, Amministratore di Veneto Agricoltura (“La Zonazione: da dati sperimentali a scelte aziendali), seguito dalla relazione di Patrik Marcuzzo dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano (“Risultati annata 2007”), di Fiorello Terzariol del Co.di.TV (“Strategie di lotta alla botrite”) e di Diego Tomasi dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano (“I programmi futuri della zonazione).

I due convegni, realizzati in due zone ben distinte e lontane all’interno della vasta area Doc Piave per consentire agli interessati dei diversi comprensori di parteciparvi agevolmente, esporranno quindi studi e riflessioni tecniche ricavati dopo oltre un anno di intensa attività della zonazione, ossia della più avanzata attività di miglioramento e valorizzazione delle aree vitate dell’area del Piave, avviata dal Consorzio Tutela Vini del Piave Doc con il sostegno della Regione del Veneto, coordinata da Veneto Agricoltura e curato attivamente dall’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano.

Ai convegni, sotto molti aspetti tra loro complementari, sono invitati a partecipare tutti gli operatori del settore vitivinicolo dell’area Piave per analizzare le varie fasi dell’operazione che coinvolgerà la zona anche nei prossimi tre anni, nonché gli esiti che tale studio ha raggiunto finora e quelli che intende raggiungere (Info: Consorzio Tutela Vini del Piave, tel. 0422.591277)

QUALCHE APPROFONDIMENTO

Veneto Agricoltura, l’azienda Regionale per i settori Agricolo, Forestale e Agroalimentare, è impegnata da tempo in un articolato programma di zonazione viticola delle aree Doc del Veneto. Il programma sta attuando la mappatura dei comprensori viticoli tracciando per ognuno un quadro completo di informazioni: la composizione e la conformazione dei suoli, gli aspetti climatici, il comportamento fenologico e produttivo dei vitigni, le caratteristiche sensoriali e organolettiche del vino ottenuto da ogni terroir identificato.

Il Consorzio Tutela Vini del Piave, che crede profondamente nell’importanza della zonazione, sta attuando un’intensa campagna di informazione presso i produttori dell’area Doc Piave per far percepire diffusamente l’immagine dell’operazione e le potenzialità di accrescimento del valore del territorio che questa può indicare chiaramente. Ed è confortante la grande partecipazione di operatori che i momenti di incontro e di confronto sulla zonazione dell’area Doc Piave hanno registrato fino ad oggi: chiaro sintomo che la “crescita” dei vini del Piave passa anche per una consapevolezza diffusa del valore sia del territorio, sia una moderna imprenditorialità volta a valorizzarlo.

Va ricordato che l’Area Piave D.O.C. comprende nella Provincia di Treviso: l’intero territorio dei comuni di Arcade, Breda di Piave, Casale sul Sile, Cessalto, Chiarano, Cimadolmo, Codognè, Fontanelle, Godega Sant’Urbano, Gorgo al Monticano, Mareno di Piave, Maserada sul Piave, Monastier, Oderzo, Ormelle, Ponte di Piave, Ponzano Veneto, Portobuffolé, Povegliano, Roncade, Salgareda, San Biagio di Callalta, San Fior, San Polo di Piave, Santa Lucia di Piave, Spresiano, Vazzola, Zenson di Piave e in parte dei territori dei comuni di Carbonera, Casier, Gaiarine, Mansuè, Mogliano Veneto, Orsago, Preganziol, Silea, Villorba, Colle Umberto, Conegliano, Cordignano, Giavera del Montello, Montebelluna, Motta di Livenza, Nervesa della Battaglia, Paese, San Vendemiano, Susegana, Trevignano, Vittorio Veneto, Volpago del Montello. Ma si estende anche nella Provincia di Venezia sull’intero territorio dei comuni di Fossalta di Piave, Marcon, Meolo, Noventa di Piave, Quarto d’Altino, San Donà di Piave e in parte del territorio dei comuni di Venezia, Ceggia, Eraclea, Jesolo, Musile di Piave, Torre di Mosto.

A cura di:
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