martedì 21 ottobre 2008

Al Salone del Gusto di Torino debuttano Malanotte e Carmenère

Due autentiche degustazioni "en primeur", quelle proposte dal Consorzio Tutela Vini del Piave al Salone del Gusto. Nella grande vetrina mondiale torinese i Vini del Piave saranno, infatti, presenti con le loro due nuove tipologie: Malanotte e Carmenère, recentemente riconosciute dal D.M. del 8 settembre 2008. Due vini rossi di grande carattere ma non ancora disponibili sul mercato perché prodotti per la prima volta dalla vendemmia 2008, ancora in corso per quanto riguarda le uve Raboso Piave.

"Quelli che proporremo durante le degustazioni al Salone del Gusto - spiega Antonio Bonotto, presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave - sono vini in tutto simili a quelli che saranno disponibili a partire dal 2009 per la tipologia Carmenère e dal 2011 per la tipologia Malanotte, ma dei quali abbiamo già di ottimi esempi realizzati da alcuni nostri produttori".

"Infatti - spiega ancora Bonotto - il vitigno Carmenère è stato confuso per oltre un secolo con il Cabernet franc: confusione presente nelle disposizioni di Legge ma non nelle vigne dove i viticoltori hanno sempre distinto il "Cabernet franc francese" da quello comunemente detto "Cabernet franc italiano", ossia il Carmenère, tanto che la recente modifica al disciplinare di produzione dei Vini del Piave ha quindi "solo" restituito a questo vitigno il proprio nome corretto. Così, se prima della vendemmia 2008 il suddetto Carmenère rientrava spesso nella produzione del "Cabernet Doc Piave", realizzato con uvaggi di Cabernet franc, Cabernet sauvignon e Carmenère, a partire da quest'anno saranno almeno una ventina le aziende che produrranno "Carmenère Doc Piave" utilizzando in purezza le omonime uve. Ma già da tempo alcune aziende dell'area Piave hanno voluto scommettere su questo vitigno realizzando "Cabernet franc Doc Piave" solo con uve Carmenère e pertanto disponiamo già, pur se con un nome ancora non "aggiornato" di vini realizzati secondo le recenti disposizioni, con i loro sentori carateristici ed inconfondibili, che certo non passeranno inosservati ai consumatori più attenti".

Anche il Malanotte è una nuova tipologia appena introdotta, eppure già disponibile per questo "debutto" al Salone del Gusto, come illustra ancora Bonotto: "Malanotte sarà il nome del "Raboso Piave Superiore", tipologia che avvicina il Raboso Piave all'ambito riconoscimento della DOCG e che si distinguerà dal Raboso Doc Piave soprattutto per la disciplina della pratica dell'appassimento parziale delle uve, adottata già da tempo da alcuni "rabosisti". Quelli che proporremo in degustazione saranno vini di alcuni produttori che hanno introdotto, già da alcuni anni precedenti, una percentuale di appassimento variabile tra il 15 e il 30% così come prevede il nuovo Disciplinare di produzione, riuscendo anche ad ottenere parametri di acidità, grado alcolico e residuo zuccherino confacenti alle nuove disposizioni. Prodotto per la prima volta con questo nome nel 2008, questo vino cui la Legge prescrive tre anni di invecchiamento sarà disponibile a partire dal 2011."

Le degustazioni, che avverranno con campioni rigorosamente anonimi proprio per evidenziarne l'esclusività e ribadire il ruolo "super partes" del Consorzio di Tutela nel promuovere i vini dell'area Piave, saranno ospitate dal grande stand della Regione Veneto al Salone del Gusto e saranno condotte dal presidente Bonotto venerdì 23 ottobre alle ore 13 (Carmenère) e sabato 25 alle ore 13 (Malanotte).

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giovedì 9 ottobre 2008

Malanotte e Carmenère: due nuove tipologie per la DOC Piave

La Doc Piave, una delle aree a Denominazione d'Origine più vaste dell'Italia settentrionale (50 comuni in provincia di Treviso e 12 in provincia di Venezia) si è arricchita di due nuove tipologie,

Un recente Decreto Ministeriale ha, infatti, apportato importanti modifiche al disciplinare di produzione dei Vini del Piave. Ha anzitutto riconosciuto la varietà “Carmenère”, antica varietà bordolese arrivata nel Nordest italiano assieme al Cabernet franc nell’Ottocento e subito confusa con quest’ultimo. Confusione che non riguarda i viticoltori, che hanno sempre ben distinto quest’uva, chiamata “Cabernet franc italiano”, quanto dalla Legge che ne ha lungamente vietato non solo l’utilizzo per ricavare vini che ne dichiarassero il suo nome in etichetta, ma anche la coltivazione di uve così denominate. Così dopo che nel 2006 la Doc Arcole ha ottenuto il riconoscimento del suo Carmenère Doc, ora anche la Doc Piave (assieme ad un’altra Doc trevigiana, Montello e Colli Asolani) potrà produrre vini con il nome di questo vitigno quasi del tutto dimenticato nella sua originaria Francia, ma recentemente “rinato” – sia enologicamente sia commercialmente - nel Nuovo Mondo enologico.






Se ne rallegra il presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave, Antonio Bonotto, rilevando che “sin dal 1991, ossia da quanto l’Istituto Sperimentale per la Viticoltura ha chiarito l’identità del Carmenère, è stato avviato l’iter per ottenere l’autorizzazione all’impianto di questo vitigno con il suo vero nome. Ora, finalmente, grazie anche all'operosa collaborazione della Regione del Veneto, siamo riusciti a completare il percorso burocratico che ha consentito ai viticoltori interessati d’autocertificare il possesso di vigneti di Carmenère, per la veloce iscrizione degli stessi nell’apposito Registro”.


Con l’altra sostanziale variazione, meno immediata negli esiti ma non meno importante, l’istituzione della tipologia “Piave Malanotte”, il Consorzio Tutela Vini del Piave ha voluto dare alla nuova tipologia “Raboso Piave Doc Superiore“ un nome aggiuntivo capace si svincolare il vino dal nome del proprio vitigno, utilizzando un termine a lungo cercato e dibattuto tra i produttori, quindi accettato dal Comitato Nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini. Volendo rendere omaggio alla lunga storia del Raboso Piave attraverso una figura particolarmente rilevante nel suo percorso secolare, la scelta di un nome aggiuntivo per il Raboso Piave Doc Superiore è caduta su “Malanotte”, dal nome di una famiglia che – pur se originaria del Trentino – ha condizionato e ammodernato la viticoltura nell’area del Piave, attraverso due secoli di conduzione di una rigogliosa azienda agricola a Tezze di Vazzola che si estendeva fino quasi a Conegliano e a Lovadina, su un’area di qualche decina di chilometri quadrati, oggi tutti terreni a Denominazione di Origine Controllata “Piave”.

Il nome “Malanotte”, oltre ad evocare un periodo di grandi innovazioni agrarie e di fiorenti commerci di vino Raboso con la vicina Venezia, è stato scelto anche e soprattutto perché termine che asseconda le regole del marketing contemporaneo, che vestirà le bottiglie di un vino di grande corpo, buona struttura e deciso tenore alcolico con un’etichetta ammiccante, con un nome facilmente memorizzabile anche dagli stranieri che si presta a interpretazioni ed evocazioni le più diverse, in efficace contrasto comunicazionale con la severità del disciplinare che garantirà il contenuto di quelle bottiglie.

In un tempo in cui uno dei primi doveri morali di un vignaiolo è difendere il proprio prodotto dalle insidie della globalizzazione attraverso la proposta della tipicità, unicità e irripetibilità dello stesso, i produttori di Raboso Piave Doc hanno voluto, con la denominazione “Malanotte”, porre l’accento sull'esclusività di questo vino. Il quale ha già la fortuna di essere “Raboso Piave” e di godere quindi di un nome indissolubilmente legato al proprio territorio, ma che ora, con il nome “Malanotte”, si lega ancora di più alla propria Storia, tutelandone l’esclusività e attribuendogli un nome diverso da quello del vitigno, uguale solo al vino prodotto secondo il disciplinare della Doc “Vini del Piave”.

Va detto, e non da ultimo, che si tratta anche di un nome che quasi vent’anni fa la Cantina Sociale di Tezze ha scelto per identificare un suo Raboso Doc Piave registrandone anche la proprietà intellettuale del conseguente uso in esclusiva. E un ringraziamento particolare va quindi alla disponibilità ma anche alla lungimiranza dimostrata dalla Cantina Sociale di Tezze che ha ceduto il marchio “Malanotte” al Consorzio Tutela Vini del Piave Doc e di conseguenza a tutti i produttori che ne vorranno disporre per identificare con questo nome il vino Raboso Piave DOC che presenta i requisiti previsti dal nuovo disciplinare per essere identificato come “Malanotte”.

PER APPROFONDIRE
> Il Carmenère: storia di un nome ritrovato (vers. PDF - 90Kb)

> Duecento anni di storia dei Malanotte , dalla Val di Sole al Piave, fino al declino (vers. PDF - 85Kb)

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