venerdì 29 agosto 2008

La vendemmia della Doc Piave sul web

Dalla zonazione alla telematizzazione

Come vendemmiare al momento giusto? Ai viticoltori dell'area Doc Piave basterà consultare il web!
Sono, infatti, consultabili sul sito di Veneto Agricoltura (http://www.venetoagricoltura.org/) i dati sulle "curve di maturazione" aggiornati in tempo reale relativi ai principali vitigni (Chardonnay, Pinot grigio, Merlot, Carmènere e Prosecco) coltivati nel territorio della Doc Piave (che comprende 50 comuni della provincia di Treviso e 12 della provincia di Venezia).
"Si tratta di una grande ed utilissima novità - commenta il presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave, Antonio Bonotto - realizzata per la prima volta nel Veneto grazie agli studi di zonazione viticola dell'area Doc Piave che il Consorzio sta realizzato con Veneto Agricoltura, in collaborazione con la Regione Veneto, ed il CRA-VIT di Conegliano. Grazie a questo servizio, infatti, ciascun viticoltore potrà avere elementi certi sui cui ponderare l'inizio della raccolta delle uve di ciascun vitigno nelle diverse aree, e si tratta di una scelta assolutamente strategica per ottenere l'obiettivo enologico prefissato. Basarsi su parametri oggettivi aiuterà certamente il viticoltore nelle sue scelte che poi dovranno tenere conto anche di altri aspetti come l'organizzazione aziendale , lo stato sanitario delle uve ecc...Ritengo si tratti di uno strumento davvero prezioso, tanto che il Consorzio Tutela Vini del Piave ha da tempo informato i produttori dell'area - soci e non soci del Consorzio - di questa opportunità proprio per dare a tutta l'area DOC ulteriori informazioni utili a far crescere, vendemmia dopo vendemmia, il livello qualitativo dei nostri vini".
I dati pubblicati sul sito si riferiscono, infatti, ai 115 vigneti-guida distribuiti nelle 10 aree pedoclimatiche individuate dagli studi di zonazione ed evidenziano il grado zuccherino raggiunto dalle uve, così come l'acidità e il pH dell’acino: ciascun viticoltore potrà così rifarsi ai valori del vigneto-guida a lui più vicino per localizzazione, varietà e caratteristiche dell’ambiente pedoclimatico per valutare il momento migliore per iniziare la raccolta delle uve.

A cura di:
Marina Grasso (335.8223010)
Marketing e Comunicazione Consorzio Tutela Vini del Piave D.O.C.
Via Toniolo, 12 - 31100 TREVISO Tel. 0422.591277Fax 0422.412625 consorzio.piave@tv.camcom.it

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mercoledì 27 agosto 2008

Quando i vini si accordano con la musica. Tornano gli "Incontri Asolani"

Brindisi con i Vini del Piave Doc, per festeggiare la trentesima edizione di Incontri Asolani, Festival Internazionale di Musica da Camera in programma dal 26 agosto al 13 settembre.

Dopo il fortunato esordio delloscorso anno sulla suggestiva scena della chiesa di SanGottardo - tra un tempo e l'altro dei tradizionali concertiasolani di fine estate - il Consorzio Tutela Vini del Piave ha, infatti, voluto rinnovare la partecipazione al Festival proponendo i vini del propri consorziati nelle pause della sontuosa offerta musicale realizzata anche quest'anno da Asolo Musica: il pubblico sarà, così, invitato nuovamente ad un brindisi tra i cipressi antistanti la suggestiva chiesa medievale che ospita i grandi artisti internazionalie in ciascuno degli otto appuntamenti in programma potrà degustare una o più tipologie di vino bianco e di vino rossoscelti tra i dieci vini Doc tutelati dal Consorzio, nelle realizzazioni dei diversi produttori che hanno aderito all'iniziativa.
Spiega il presidente del Consorzio Tutela Vini del PiaveDoc, Antonio Bonotto: "Abbiamo aderito con grande entusiasmoalla proposta di Asolo Musica-Veneto Musica di fornirenuovamente i nostri vini a questa manifestazione musicale di rilevanza internazionale. Il nostro Consorzio vuole esseresempre più vicino ai grandi eventi culturali ed artistici del nostro territorio, perché consapevole che il vino è a pieno titolo un patrimonio culturale e, in qualche misura,anche una forma d'espressione artistica, che quindi ben si accorda con manifestazioni culturali di grande spessore e tradizione come questa". "A testimonianza di questa nuovastagione di promozione e di valorizzazione dei nostriprodotti - prosegue Bonotto - vorrei anche ricordare il contemporaneo impegno del Consorzio in "Gusto e Artigianato",manifestazione in pieno svolgimento a Cortina, in cui i produttori del Consorzio Tutela Vini del Piave presentano le loro creazioni enologiche mentre i più celebri artigiani ampezzani realizzano le loro piccole-grandi opere d'arte inferro battuto, vetro e legno".

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venerdì 22 agosto 2008

Al via la vendemmia nell'area Doc Piave

Parte sotto i migliori auspici la vendemmia nei vigneti della Doc Piave. Entro la fine della settimana, infatti, inizierà la raccolta delle uve di un'annata che, dopo un avvio difficile con una primavera piovosa che ha determinato una fioritura lunga e problematica, si presenta ricca di interessanti potenzialità

Lo afferma Antonio Bonotto, presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave: "Negli ultimi due mesi le giornate si sono manifestate con buona luminosità , temperature adeguate e soprattutto con livelli di umidità che hanno sfavorito le malattie funginee, in particolare la botrite.
Le forti escursioni termiche rilevate nelle ultime settimane, felice situazione solitamente ad appannaggio esclusivo degli ambienti collinari, hanno sicuramente donati grandi benefici ai vigneti di pianura, così che possiamo prevedere di ottenere vini con buona mineralità, freschezza ed aromaticità
". Oltre alla buona qualità e sanità delle uve pronte per la raccolta, si registra anche una quantità leggermente superiore a quella del 2007, che già aveva portato a produrre, circa 160.000 ettolitri di Vini Doc Piave nella vasta area di produzione che comprende 50 comuni trevigiani e 12 veneziani.

Ma quella che va ad incominciare sarà una vendemmia davvero un po' speciale, per i vignaioli del Piave: porteranno, infatti, in cantina per la prima volta e già impreziosito dalla Denominazione di Origine Controllata, il Carmenère, antico vitigno giunto in Italia nella prima metà dell'Ottocento e subito scambiato per Cabernet franc, che solo oggi "riconquista il suo nome" grazie ad una variazione al disciplinare di produzione introdotta grazie all'impegno del Consorzio Tutela Vini del Piave, che ha così consegnato alla maggior parte del Cabernet franc coltivato nell'area Piave il suo nome corretto.
Nome che, tra l'altro, sta anche conoscendo una stagione di nuovi successi soprattutto grazie alle apprezzate peculiarità del vitigno messe in evidenza dalle produzioni del Nuovo Mondo enologico.
Oltre alla vendemmia numero uno per il Carmenère Doc, sarà anche vendemmiato per la prima volta il Raboso Piave Superiore, la cui immissione sul mercato sarà possibile solo tra tre anni (così come prevede il disciplinare di produzione, che assegna al Raboso Piave uno dei più lunghi invecchiamenti previsti in Italia), ma che rappresenta un autentico evento enologico soprattutto se considerato come primo passo per poter fregiare il Raboso Piave della Denominazione Controllata e Garantita (DOCG), riservata a pochi e selezionati vini italiani (ad oggi solo tre nel Veneto, tutti in provincia di Verona).

E le novità non sono ancora finite, precisa Bonotto: "Con la prossima vendemmia anche la produzione di Vini del Piave doc sarà soggetta al "Piano dei Controlli e della Tracciabilità", come previsto dal DM 29 marzo 2007 e DD 13 luglio 2007.
Il Consorzio Tutela Vini del Piave sta predisponendo unì'apposita struttura per l'attuazione del piano, consapevole che solo perseguendo una politica di affidabilità e coerenza della denominazione i nostri vini potranno andare lontano.
Infatti, i consumatori non richiedono più solo garanzie di qualità, che il Consorzio Tutela Vini del Piave ha puntualmente sempre fornito, ma chiedono anche controllo e vigilanza sull'origine del vino stesso, e noi vogliamo essere in grado di fornirle puntualmente e al più presto, grazie appunto all'imminente avvio del nuovo Piano dei Controlli
".

Approfondimenti sul "Carmenère"
Di sicuro, come per i Cabernet, sappiamo che il Carmenère deriva dalla "Vitis biturica" giunta nel bordolese in epoca romana, anche se Plinio il Vecchio (nel 71 d.C.), riporta che veniva coltivata nell'attuale zona di Bordeaux dalla tribù celtica dei Biturigi, mentre Columella – poco prima – sostiene che provenisse da Durazzo (Albania) e sapeva che era coltivata in varie zone dell'Hiberia (Spagna) e in particolare nell'attuale Rioja.
Nell'eterogenea famiglia di vitigni neri coltivati nel secolo scorso nel bordolese, che genericamente erano chiamati "Cabernet", si sono distinti fino ad assumere indicazione autonoma il Cabernet sauvignon ed il gruppo dei Cabernet franc. E proprio tra quei Cabernet, come confermato da studi condotti in Francia all'inizio del Novecento ("Ampélographie", di P.Viala e V.Vermorel, 1905), vi era anche il Carmenère (il cui nome pare derivi dalla parola "carmine", per il colore particolarmente intenso del vino), identificabile per alcune particolarità morfologiche e soprattutto organolettiche delle sue uve.
Fin dalla prima metà dell'Ottocento, infatti, il Carmenère era stato distinto dal Cabernet per i grappoli più grandi e più spargoli, per la vigoria, la scarsa fertilità, l'aroma e il colore più intenso delle bacche ("Ampélographie Universelle" di P.Odart, 1849), ma quando fu importato in Italia assieme agli altri Cabernet – probabilmente intorno al 1820 dal Conte di Sambuy che ne impiantò un vigneto in Valmagra – venne scambiato per una degenerazione ed indebolimento del Cabernet franc.
Come conseguenza, nel Veneto e in Friuli, questo tipo – notevolmente diffuso proprio perché la sua vigoria e la sua necessità di potatura lunga si potevano adattare alle condizioni di coltura e perché la grande qualità del vino poteva far sopportare produzioni anche scarse – diventava per ampelografi, studiosi e coltivatori il prototipo del Cabernet franc.
Negli anni Sessanta del Novecento, quando Calò e Liuni indagarono sui fenomeni di colatura cui andava soggetto il cosiddetto Cabernet franc presente nel Veneto, furono importate delle collezioni francesi di Cabernet franc lì coltivato, e le diversità tra i due tipi cominciò ad apparire evidente. Fu, però, attribuita a variabilità clonale, tanto che furono distinti nella pratica della propagazione, anche se impropriamente, un Cabernet franc di tipo francese ed un Cabernet franc di tipo italiano, che poi si dimostrerà essere Carmenère.
Fu un successivo studio di caratterizzazione varietale tra i cloni francesi ed italiani con marcatori biochimici a mettere in luce che si trattava, probabilmente, di due vitigni diversi. Dubbi dissolti da analisi condotte negli anni 1988-91 presso l'Istituto Sperimentale di Viticoltura di Susegana, che hanno evidenziato che: la foglia del Carmenère è identificabile per essere leggermente più stretta, con i seni laterali più profondi ed il seno peziolare maggiormente sovrapposto, così com'era già stato messo in risalto da studi precedenti e come ha confermato l'analisi computerizzata.
Il grappolo è identificabile per la forma cilindrico-conica, ma soprattutto per la maggiore spargolicità dovuta a maggiore colatura; questa è la conseguenza di fiori anomali in discreta percentuale per la spilatura degli stami. Fisiologicamente il vitigno è più vigoroso, leggermente più precoce di maturazione e meno fertile, soprattutto nelle gemme basali del capo a frutto. Anche questi elementi sono riportati in letteratura enologica precedente. I patterns isoenzimatici dei sistemi enzimatici GPI e PGM sono differenti e caratterizzanti.
L'analisi chimica delle uve e del vino dimostra che il Carmenère è molto più ricco di 2-metossi 3-isobutil pirazina, giustificando così il maggiore sapore erbaceo anch'esso richiamato nelle vecchie descrizioni ampelografiche. Per quanto concerne i fenoli è più ricco in antociani e flavonoidi totali, confermando anche qui le vecchie descrizioni che parlano di uve più colorate.
Inoltre l'uva ha una percentuale più bassa di peonina e di antociani acetati e più alta di antociani p-cumarati. L'uva mostra poi rapporti malvina acetato/malvina p-cumarato più bassi L'analisi chimica dei semi rileva un rapporto catechina/epicatechina minore, così come è più basso il contenuto di acidi idrossicinnamil tartarici del mosto. Sono trascorsi ben 17 anni dalla pubblicazione dello studio condotto da Antonio Calò, Rocco Di Stefano e Angelo Costacurta sulla Rivista Viticola Enologica che ha evidenziato inequivocabilmente che il vitigno Cabernet franc comunemente detto "italiano", diffusissimo nella Doc Piave così come in tutto il Veneto e il Friuli – è in realtà Carmenère.
E dopo 17 anni suonano ancora "come nuove", un po' "per forza di cose", un po' perché scritte con accorta lungimiranza, le righe conclusive di quel lungo articolo: "Riteniamo così risolto l'equivoco del secolo scorso, quando al momento dell'importazione in Italia di questi vitigni furono commessi errori ampelografici che si sono mantenuti nel tempo anche per la scarsa conoscenza del Carmènere, via via abbandonato nelle coltivazioni francesi.
Il movimento di rivalutazione dei vecchi vitigni di pregio sta ora risvegliando, anche nel bordolese, interesse per il Carmenère e l'aver mantenuto in Italia una culla culturale di questa varietà è fatto importante, specie se legato anche ad interessanti selezioni clonali effettuate".

A cura di:
Marina Grasso (335.8223010) Marketing e Comunicazione Consorzio Tutela Vini del Piave D.O.C. Via Toniolo, 12 - 31100 TREVISO Tel. 0422.591277Fax 0422.412625 consorzio.piave@tv.camcom.it

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sabato 9 agosto 2008

I vini del Piave si raccontano a Cortina con "GUSTO E ARTIGIANATO"

Quattro appuntamenti dal 16 al 30 agosto

Passione e creatività, ma anche esperienza, talento, fatica e generosità. Sono molte le qualità che accomunano un artigiano ed un vignaiolo, che in fin dei conti è un artigiano anch'egli.... Per questo il Consorzio Tutela Vini del Piave e la Provincia di Treviso hanno voluto realizzare - grazie anche al sostegno della Provincia di Belluno e della Strada dei Formaggi - "Gusto e Artigianato", articolata manifestazione che sottolineerà i profondi legami culturali ed umani tra due diverse declinazioni del "fare a mano", associando la degustazione guidata di Vini del Piave ad un momento creativo di un maestro artigiano.

Sono tre gli appuntamenti programmati in famosi laboratori artigianali di Cortina, dove altrettanti celebri artigiani realizzeranno, spiegandone metodi e significati, alcuni manufatti per lasciare poi la parola ai produttori del Consorzio Tutela Vini del Piave che racconteranno i propri vini nel corso di una singolare "degustazione in bottega", tra le suggestioni dell'artigianato d'autore.

Il 16 agosto le porte del laboratorio di fabbro Zino si apriranno alle 17.30 per presentare i preziosi manufatti e i metodi di lavorazione del ferro battuto attraverso una dimostrazione artistica accompagnata dalla degustazione dei Vini Piave e dai formaggi bellunesi.

Il 23 agosto l’appuntamento si terrà alla vetreria artistica Alverà e il 30 agosto alla falegnameria L’arte di arredare.

Il 29 agosto, inoltre, i Vini del Piave saranno protagonisti all'Alexander Hall di Cortina, dove l'architetto Ambra Piccin, interior designer delle case dei vip di Cortina, spiegherà come l'artigianato cortinese ha influenzato l'architettura locale e lancerà il suo progetto multimediale "Architettura@Artigianato" attraverso il quale, nel prossimo autunno, presenterà "Luxury Interiors", il suo nuovo libro sulle più esclusive dimore ampezzane in numerose città italiane, iniziando proprio da Treviso.

Tanti, dunque, i brindisi con i Vini del Piave ospitati dalla "Perla delle Dolomiti" nelle prossime settimane; tante occasioni per conoscere i vini ma anche la terra e la cultura del Piave, una delle aree Doc più vaste e diversificate d'Italia, e per incontrare anche i produttori del Piave, esponenti di una cultura del vino secolare che negli ultimi anni ha segnato una "crescita" qualitativa registrata dai critici più esigenti e dal pubblico più attento nello scegliere vini dall'identità precisa e schietta.
Come quella dei Vini del Piave, appunto.

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