lunedì 21 aprile 2008

La DOC PIAVE verso due nuovi importanti riconoscimenti

Il produttori vitivinicoli della Doc Piave hanno raggiunto un importante traguardo, il 16 Aprile 2008 a Palazzo Foscolo di Oderzo, grazie alla serena e costruttiva riuscita della pubblica audizione relativa alla modifica e integrazione del disciplinare della Doc "Piave" o "Vini del Piave", programmata dal Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini. Un'appposita commissione nominata dal suddetto comitato e composta da Herbert Dorfmann (presidente) Ezio Pelissetti e Terenzio Ravotto, alla presenza del funzionario del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali Stefania Fedeli, i produttori della Doc Piave hanno potuto assistere alla lettura del nuovo disciplinare di produzione dei vini del Piave Doc e proporre gli ultimi perfezionamenti allo stesso, modificato secondo le richieste dei produttori stessi ed approvato già da oltre un anno dal comitato vitivinicolo veneto.

Due, sostanzialmente, le grandi novità del nuovo disciplinare: l'introduzione della tipologia "Superiore" per il Raboso Piave Doc e il riconoscimento della tipologia "Carmènere": importanti modifiche che saranno ora discusse presso il Ministero e, secondo la tempistica indicata dal commissario Pelissetti potrebbero entrare in vigore a tutti gli effetti nei prossimi due-tre mesi, ossia prima della vendemmia 2008.

L’identificazione della tipologia Superiore - spiega Pierclaudio De Martin, presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave - è nata dalla volontà di conferire al Raboso Piave una sorta di titolo di merito, anche alla luce della rivalutazione di questo vigneto operata da alcuni tenaci ed appassionati produttori, che hanno fatto sì che con il Raboso i vini del Piave trovassero una sorta di “bandiera” capace di comunicare ad un pubblico molto vasto e di attirare l’attenzione di critici e consumatori verso tutta la produzione del Piave. Ora che lo strumento “Superiore” è a disposizione di chi vorrà attenersi alle nuove regole, sono certo che il Raboso potrà ottenere nuove e grandi gratificazioni”.

Anche se le regole di coltivazione e produzione non sono certo argomento facile da affrontare, proviamo comunque a spiegare in che cosa sarà il Raboso Superiore dovrà essere diverso dall’altro Raboso Piave Doc.

Ed è ancora De Martin ad illustrare che: “anzitutto la resa massima di uva ammessa per la produzione di Superiore sarà di 120 quintali per ettaro, in luogo del 140 richiesti per il Raboso Doc, ma la novità più importante riguarda sicuramente l’appassimento delle uve, pratica già adottata da molti produttori senza che questa fosse contemplata e quindi regolamentata dal precedente disciplinare della Doc. Ma poiché in molti casi i successi raggiunti dal Raboso Piave negli ultimi anni sono stati determinati proprio dall’inedita morbidezza conferitagli dall’appassimento, regolarne percentuali e tempi era oramai necessario”.

In termini tecnici ma comprensibili cosa prevede a tal proposito il nuovo disciplinare? “Che il Raboso Superiore dovrà contenere uve sottoposte ad appassimento per un quantitativo variabile tra il 15 e il 30%– aggiunge sempre il presidente del Consorzio – e che dovrà avere un titolo alcolometrico minimo di 11 gradi in luogo dei 10,5 richiesti per le altre tipologie di Vini Piave, nonché presentare un’acidità più bassa del Raboso Doc. Inoltre, dovrà superare un periodo di invecchiamento di almeno trentasei mesi, di cui almeno dodici in botte e quattro in bottiglia”.

Piccole ma non secondarie variazioni, quindi, rispetto alla produzione corrente di Raboso Doc, per fregiarsi di un titolo selettivo e competitivo, ma anche – pur se questo né De Martin né i consorziati lo ammetteranno esplicitamente – per cominciare ad avvicinare il Raboso all’ottenimento del fregio di un ambizioso, ma non irraggiungibile, marchio Docg.


Molto più significativo in termini “numerici” è l’altro traguardo oramai prossimo dopo la pubblica audizione: la definizione della paradossale situazione del vitigno Carmènere, antica varietà bordolese arrivata nel Nordest italiano alla fine dell'Ottocento, assieme al Cabernet Franc nell’Ottocento e presto confusasi con quest’ultimo. No, non tanto dai viticoltori, che sanno ben distinguere quest’uva a lungo definita “Cabernet franc italiano”, quanto dalla Legge, che ne ha lungamente vietato non solo l’utilizzo per ricavare vini che ne dichiarassero il suo nome in etichetta, ma anche la coltivazione di uve così denominate.

Così abbiamo prodotto una non irrilevante quantità di Carmenère annegandolo nel mare magnum del Cabernet Franc - commenta il vicepresidente del Consorzio, Antonio Bonotto – mentre, ad esempio, sta provenendo dal sudamerica una grande quantità di questo vino, che ha avuto negli ultimi anni un successo tale da segnare un’autentica rinascita di questo vitigno, quasi del tutto dimenticato anche nella sua terra d'origine, la Francia”.

Non si tratta di discriminazione, ma di semplice confusione… che, però, come spesso accade, ha generato altre confusioni, particolarmente dannose in un periodo in cui i vitigni autoctoni sono sempre più apprezzati e ricercati, mentre i vignaioli del Piave hanno dovuto “nascondere” questo peculiare prodotto.

E’ ancora Bonotto a spiegare che “sin dal 1991, ossia da quanto l’Istituto Sperimentale per la Viticoltura ha chiarito l’identità del Carmenère, è stato avviato l’iter per ottenere l’autorizzazione all’impianto di questo vitigno con il suo vero nome. Ora, finalmente, grazie anche all'operosa collaborazione della Regione del Veneto, siamo riusciti a completare il percorso burocratico che consentirà ai viticoltori interessati d’autocertificare il possesso di vigneti di Carmenère, per la veloce iscrizione degli stessi nell’apposito registro”.

Burocrazia a parte, come sarà, dunque, il Carmenère Piave Doc che si potrò quindi degustare, molto probabilmente, nel 2009? “Sarà un vino singolare e di ottima qualità – spiega Bonotto – dalle doti di particolare freschezza e di un’eleganza non standardizzata. Un vino dalla personalità ben definibile, con particolari caratteristiche erbacee non solo congenite ma anche legate alla frequente impossibilità di ottenere, nella zona Piave, una maturazione completa di queste uve. Sicuramente non sarà un vino che passerà inosservato..."

A cura del Consorzio Tutela Vini del Piave D.O.C.

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mercoledì 16 aprile 2008

Pubblica audizione per il riconoscimento del "Raboso Superiore" e del "Carmènere"

E’ stata convocata per oggi, mercoledì 16 aprile 2008(alle ore 10.30), la pubblica audizione relativa alla modifica e integrazione del disciplinare della Doc "Piave" o "Vini del Piave", programmata dal Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini.

L’incontro si svolgerà a Palazzo Foscolo di Oderzo e vi sono state invitate le rappresentanze istituzionali dei Comuni interessati, dell’amministrazione provinciale di Treviso e di Venezia, del Consorzio di Tutela, della Camera di Commercio di Treviso e di Venezia e i rappresentanti dell’interprofessione vitivinicola trevigiana e veneziana.
“L’aggiornamento del disciplinare della nostra Denominazione d’Origine - spiega il presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave, Pierclaudio De Martin - nasce dalle richieste della base produttiva e dal territorio.

Gli adeguamenti di maggiore rilevanza riguardano l’introduzione della denominazione "Superiore" per il Raboso Piave Doc e della denominazione "Carmenère" per i vini da monovitigno di quello che alla fine del 1800 è erroneamente catalogato come Cabernet Franc, ma che si differenzia sostanzialmente dal vitigno con il quale è stato allora confuso. Una quindicina d'anni fa, specifici studi hanno riconosciuto le sostanziali differenze tra i due vitigni ed ora circa l'80% della produzione di Cabernet Franc Piave potrà finalmene ritrovare il suo corretto nome di "Carmènere", con un riconoscimento di valore, direi, "storico" per la viticoltura locale".

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venerdì 11 aprile 2008

Le garanzie dei vini del Piave

Degustazioni, incontri e trattative hanno caratterizzato, come sempre, il 42° Vinitaly. Ma il vero filo conduttore di ogni chiacchierata tra gli stands od intervento ufficiale che ha percorso i saloni della fiera veronese è stato, inevitabilmente, il commento alle recenti rivelazioni sugli esiti delle indagini antisofisticazioni compiute su alcuni vini italiani.

Pierclaudio De Martin, presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave, preferisce non aggiungere la propria voce al coro delle opinioni ma sottolineare alcuni aspetti dell’opera quotidiana che il consorzio che presiede attua per la difesa della qualità dei Vini del Piave Doc e dei loro consumatori: “Abbiamo sempre creduto fermamente nell’importanza della funzione dei controlli dei vini dei nostri produttori, controlli che attuiamo sia sul territorio sia al di fuori di esso, per poter vigilare sul rispetto del Disciplinare di produzione. Impegno costante e continuo, il nostro, dimostrato anche dalla preparazione per la gestione del Piano dei Controlli che il Consorzio effettuerà su tutta la produzione di vini Piave Doc – e non solo, quindi, su quella dei nostri associati - a partire dalla prossima vendemmia”.

Controlli che i vini veneti hanno anche la fortuna di poter subire grazie ad un progetto che vede U.Vi.Ve (l’associazione che riunisce i Consorzi di Tutela della regione) partner del Consorzio per la Tutela dell’Asti Docg e del Consorzio Vino Chianti Classico nel progetto Territori Di Vini, impegnato nella tracciabilità dei vini italiani su scala internazionale. Un progetto che ha messo all’opera una vera e propria task force di controllo nei punti vendita dei principali mercati mondiali e che, come spiega ancora De Martin (che in qualità di vicepresidente di U.Vi.Ve è anche responsabile della formazione degli operatori dell’operazione) “costituisce un vero e proprio centro permanente per la tracciabilità, che serve anche da verifica dell’immagine e della qualità delle Doc della filiera. Siamo dunque in grado di monitorare costantemente la situazione esistente nei mercati internazionali, valutandone anche l’evoluzione dei prezzi”.

Insomma, i consumatori di vini veneti a Denominazione di Origine Controllata, così come quelli dell’Asti Docg e del Chianti Classico, hanno una garanzia in più della qualità dei prodotti che acquistano e consumano. Anche se, conclude amaramente De Martin “il lavoro quotidiano di migliaia di vignaioli che preferiscono l’impegno alle scorciatoie, e quello delle decine di consorzi impegnati in tutta Italia sul fronte della di tutela dei vini Doc e Docg non merita mai le copertine dei giornali come le “notizie forti” che hanno scosso l’enologia italiana in questi giorni. Anche se ritengo dovrebbe meritare maggiormente la considerazione dei consumatori.”

Consorzio Tutela Vini del Piave D.O.C

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sabato 5 aprile 2008

Direttamente dal Vinitaly

Tante persone in questi primi tre giorni.

Un paio di amici



ed un bel calice di Prosecco Col Real

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martedì 1 aprile 2008

Il Raboso Piave verso la DOCG

Al 42° Vinitaly di Verona una degustazione di vini che tra pochi giorni si potranno chiamare "Raboso Piave Superiore"


"Verso il Raboso Piave DOCG", sarà il titolo della degustazione che il Consorzio Tutela Vini del Piave proporrà al 42° Vinitaly presso lo Stand della Regione Veneto, domenica 6 aprile alle 10. Un titolo che è molto di più di una sintesi d'effetto...

Sarà, infatti, la più importante vetrina internazionale sul mondo enologico ad ospitare la prima degustazione di quattro diversi Raboso Piave Doc (annate 2003-2004) che per scelte di vigna e di cantina dei loro rispettivi produttori somigliano già molto a quello che - a partire dal dicembre 2009 - sarà commercializzato come il primo RABOSO PIAVE SUPERIORE.

Lo annuncia con giusto orgoglio Pierclaudio De Martin, presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave, impegnato da tre anni nell'iter burocratico che porterà nei prossimi giorni all'ufficiale riconoscimento della denominazione "Superiore" da parte del Comitato Vitivinicolo Nazionale, per poi far approdare il Raboso Piave all'ambito titolo di vini a Denominazione Controllata e Garantita (DOCG), denominazione ancora assente in tutte le Doc della Provincia di Treviso e oggi attribuito solo a tre vini veneti (Bardolino Superiore DOCG, Recioto di Soave DOCG, Soave Superiore DOCG).

"Il Consorzio Tutela Vini del Piave - spiega De Martin - ha segnalato ai produttori di Raboso Piave Doc già nell'estate 2006 le nuove disposizioni di un Disciplinare, studiato insieme a loro e ad eminenti studiosi, che iniziava allora il suo lungo iter di approvazione presso i vari enti locali e nazionali. Fortunatamente i nostri produttori hanno voluto credere in questa nuova avventura che ci sta portando verso la DOCG e fin da quella vendemmia si sono attrezzati per seguire le disposizioni sull'acidità e sull'appassimento delle uve che il nuovo disciplinare del Raboso Piave Superiore impone. Così che oggi, oramai in vista della firma del decreto istitutivo di questa nuova denominazione, un vino realizzato secondo le “nuove regole” – e che per legge deve invecchiare 3 anni prima di essere immesso sul mercato - ha già quasi due anni di maturazione alle spalle e sarà quindi pronto a vestire la nuova, importante etichetta, a partire dall'inverno 2009".

Il “Raboso Piave Superiore” dovrà, secondo il nuovo disciplinare, avere rese inferiori a quelle richieste oggi (120 quintali per ettaro in luogo dei 140 richiesti dalla DOC) e sarà regolamentato fin dall’impianto del vigneto, grazie a precise indicazioni sul numero minimo di ceppi per ettaro. Ma, soprattutto, regolamenterà la pratica dell’appassimento che oggi molti produttori adottano senza che questa sia stata contemplata dal disciplinare della DOC.

Regolamentare percentuali e tempi dell’appassimento – spiega De Martin – era oramai necessario a causa della sempre maggior diffusione di tale pratica tra i produttori. D’altronde in molti casi è stata proprio questa ad aver determinato i lusinghieri successi del Raboso negli ultimi anni, dal momento che conferisce al vino quella rotonda morbidezza che il mercato gli richiede”.

Per ottenere il titolo di “Superiore” il Raboso Piave, inoltre, dovrà anche presentare percentuali di acidità totali inferiori e a tassi alcolici superiori, aumentando così la propria morbidezza ma senza sacrificare il proprio inconfondibile carattere.

Ed è secondo questi criteri, già in parte diffusi da tempo presso i produttori della Doc Piave, che sono stati realizzati, già nelle annate 2003-2004 (ricordiamo che il Raboso Piave Doc è uno dei pochi vini italiani a dover invecchiare per almeno 36 mesi prima di essere commercializzato) i vini che saranno proposti dal Consorzio Tutela Vini del Piave domenica 6 aprile al Vinitaly: una sorta di degustazione “en primeur” di un vino che verrà, molto atteso dal pubblico e tenacemente voluto dal Consorzio stesso e dai suoi produttori associati.

A cura di:
Marina Grasso (335.8223010)
Marketing e Comunicazione
Consorzio Tutela Vini del Piave D.O.C.
Via Toniolo, 12 - 31100 TREVISO
Tel. 0422.591277 - Fax 0422.412625
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