Bonotto delle Tezze Blog & News

venerdì 27 giugno 2008

Note in Cantina 2008

Dopo l'edizione 2007 torna l'appuntamento con Note in Cantina.
Venerdì 4 luglio 2008 alle ore 21.00 presso il cortile della Tenuta Bonotto delle Tezze, si terrà il concerto de I Solisti dell'Orchestra Filarmonica Veneta.
L'orchestra sarà composta da dodici elementi e proporrà musiche di Dvorak, Strauss e Gounod.

L'appuntamento nasce dalla volontà di offrire una serata all'insegna della cultura della musica e della cultura del vino, esempio di fattiva collaborazione tra le istituzioni pubbliceh e le realtà dell'imprenditoria privata.

Note in Cantina è inserito nel progetto Reteventi Cultura promosso dalla Provincia di Treviso. Durante la serata sarà, inoltre, possibile visitare l'esposizione "200 anni - estratti dalla Kriegskarte e finestre sul presente".

Vi aspettiamo numerosi.

> Invito (formato PDF)

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venerdì 13 giugno 2008

La Strada dei vini del Piave "si studia" per valorizzare il proprio territorio

E' stato un percorso piuttosto intenso, quello affrontato dai soci della Strada dei Vini del Piave che - nell'ambito delle iniziative co-finanziate dalla Regione Veneto - hanno progettato, realizzato e seguito una serie di incontri informativi con titolati docenti e relatori, per approfondire con loro alcuni dei numerosi temi legati alle possibile declinazioni dell'enoturismo. Così, dopo dieci incontri a cadenza settimanale durante i quali - presso le sedi di altrettante aziende associate - hanno ascoltato relazioni sugli aspetti storici e su quelli fiscali sulle norme igienico-sanitarie e sul marketing territoriale, giovedì 12 giugno una cinquantina di associati hanno voluto percorrere a bordo di un pullman turistico un tratto della Strada dei Vini del Piave, accompagnati dalla brillante Guida Turistica Teresa Beotto, per "fare i turisti a casa propria" e "testare" un tratto del percorso che si promettono di valorizzare, cercando di conoscerlo più approfonditamente grazie allo "sguardo turistico sul proprio territorio" che una tale occasione ha generato.

Un'occasione che gran parte delle 70 aziende agricole e vitivinicole aderenti alla Strada no hanno voluto perdere, così come alcuni dei 15 Comuni associati che hanno partecipato alla "gita" attraverso loro rappresentanti, dando vita ad un singolare pomeriggio di escursioni, scoperte e ri-scoperte della parte nordorientale della provincia di Treviso (San Polo di Piave, Tezze di Piave, Portobuffolè e Oderzo le "tappe" del piccolo tour). Iniziativa che è servita a valorizzare, anche agli occhi degli stessi associati, la bellezza dell'itinerario della Strada dei Vini del Piave, abilmente realizzato evitando i numerosi complessi industriali dell'area, per valorizzare, invece, paesaggi ed orizzonti che sono risultati spesso inediti anche agli occhi di chi la zona la vive quotidianamente.

"Siamo molto soddisfatti dell'iniziativa e dei risultati ottenuti attraverso essa - commenta il presidente del Comitato di Gestione della Strada dei Vini del Piave, Pierclaudio De Martin - perché attraverso gli incontri settimanali e questo piccolo tour turistico siamo sicuri di aver dato ai nostri associati maggiore conoscenza e consapevolezza delle straordinarie peculiarità del nostro territorio, elementi motivazionali indispensabili per costruire un autentico piano di marketing territoriale creato dagli associati stessi e non imposto "dall'alto", quindi più efficace, articolato e durevole nel tempo".

La "gita" della Strada dei Vini del Piave, come ogni buona iniziativa di "fine corso" si è conclusa poi a tarda notte presso la cantina dell'Az. Agricola Grassi di Rai di San Polo di Piave, allestita come un elegante ristorante tra bottiglie e cisterne... in linea con le capacità richieste dalla più evoluta domanda enoturistica.

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sabato 17 maggio 2008

Cantine Aperte 2008. Il programma


Manca ormai pochissimo all'appuntamento con Cantine Aperte(Domenica 25 maggio 2008). Per noi non è un'appuntamento come gli altri, ma è prima di tutto un modo per incontrare i vecchi ed i nuovi amici in un ambiente festoso, ma dove sarà sempre possibile visitare l'azienda e fare tutte le domande che vengono in mente.


E poi sarà la volta di Casei et vinis, Olivo e Olio, l'angolo del Raboso Passito e la mitica SPACCATA!

Vi aspettiamo.

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lunedì 21 aprile 2008

La DOC PIAVE verso due nuovi importanti riconoscimenti

Il produttori vitivinicoli della Doc Piave hanno raggiunto un importante traguardo, il 16 Aprile 2008 a Palazzo Foscolo di Oderzo, grazie alla serena e costruttiva riuscita della pubblica audizione relativa alla modifica e integrazione del disciplinare della Doc "Piave" o "Vini del Piave", programmata dal Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini. Un'appposita commissione nominata dal suddetto comitato e composta da Herbert Dorfmann (presidente) Ezio Pelissetti e Terenzio Ravotto, alla presenza del funzionario del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali Stefania Fedeli, i produttori della Doc Piave hanno potuto assistere alla lettura del nuovo disciplinare di produzione dei vini del Piave Doc e proporre gli ultimi perfezionamenti allo stesso, modificato secondo le richieste dei produttori stessi ed approvato già da oltre un anno dal comitato vitivinicolo veneto.

Due, sostanzialmente, le grandi novità del nuovo disciplinare: l'introduzione della tipologia "Superiore" per il Raboso Piave Doc e il riconoscimento della tipologia "Carmènere": importanti modifiche che saranno ora discusse presso il Ministero e, secondo la tempistica indicata dal commissario Pelissetti potrebbero entrare in vigore a tutti gli effetti nei prossimi due-tre mesi, ossia prima della vendemmia 2008.

L’identificazione della tipologia Superiore - spiega Pierclaudio De Martin, presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave - è nata dalla volontà di conferire al Raboso Piave una sorta di titolo di merito, anche alla luce della rivalutazione di questo vigneto operata da alcuni tenaci ed appassionati produttori, che hanno fatto sì che con il Raboso i vini del Piave trovassero una sorta di “bandiera” capace di comunicare ad un pubblico molto vasto e di attirare l’attenzione di critici e consumatori verso tutta la produzione del Piave. Ora che lo strumento “Superiore” è a disposizione di chi vorrà attenersi alle nuove regole, sono certo che il Raboso potrà ottenere nuove e grandi gratificazioni”.

Anche se le regole di coltivazione e produzione non sono certo argomento facile da affrontare, proviamo comunque a spiegare in che cosa sarà il Raboso Superiore dovrà essere diverso dall’altro Raboso Piave Doc.

Ed è ancora De Martin ad illustrare che: “anzitutto la resa massima di uva ammessa per la produzione di Superiore sarà di 120 quintali per ettaro, in luogo del 140 richiesti per il Raboso Doc, ma la novità più importante riguarda sicuramente l’appassimento delle uve, pratica già adottata da molti produttori senza che questa fosse contemplata e quindi regolamentata dal precedente disciplinare della Doc. Ma poiché in molti casi i successi raggiunti dal Raboso Piave negli ultimi anni sono stati determinati proprio dall’inedita morbidezza conferitagli dall’appassimento, regolarne percentuali e tempi era oramai necessario”.

In termini tecnici ma comprensibili cosa prevede a tal proposito il nuovo disciplinare? “Che il Raboso Superiore dovrà contenere uve sottoposte ad appassimento per un quantitativo variabile tra il 15 e il 30%– aggiunge sempre il presidente del Consorzio – e che dovrà avere un titolo alcolometrico minimo di 11 gradi in luogo dei 10,5 richiesti per le altre tipologie di Vini Piave, nonché presentare un’acidità più bassa del Raboso Doc. Inoltre, dovrà superare un periodo di invecchiamento di almeno trentasei mesi, di cui almeno dodici in botte e quattro in bottiglia”.

Piccole ma non secondarie variazioni, quindi, rispetto alla produzione corrente di Raboso Doc, per fregiarsi di un titolo selettivo e competitivo, ma anche – pur se questo né De Martin né i consorziati lo ammetteranno esplicitamente – per cominciare ad avvicinare il Raboso all’ottenimento del fregio di un ambizioso, ma non irraggiungibile, marchio Docg.


Molto più significativo in termini “numerici” è l’altro traguardo oramai prossimo dopo la pubblica audizione: la definizione della paradossale situazione del vitigno Carmènere, antica varietà bordolese arrivata nel Nordest italiano alla fine dell'Ottocento, assieme al Cabernet Franc nell’Ottocento e presto confusasi con quest’ultimo. No, non tanto dai viticoltori, che sanno ben distinguere quest’uva a lungo definita “Cabernet franc italiano”, quanto dalla Legge, che ne ha lungamente vietato non solo l’utilizzo per ricavare vini che ne dichiarassero il suo nome in etichetta, ma anche la coltivazione di uve così denominate.

Così abbiamo prodotto una non irrilevante quantità di Carmenère annegandolo nel mare magnum del Cabernet Franc - commenta il vicepresidente del Consorzio, Antonio Bonotto – mentre, ad esempio, sta provenendo dal sudamerica una grande quantità di questo vino, che ha avuto negli ultimi anni un successo tale da segnare un’autentica rinascita di questo vitigno, quasi del tutto dimenticato anche nella sua terra d'origine, la Francia”.

Non si tratta di discriminazione, ma di semplice confusione… che, però, come spesso accade, ha generato altre confusioni, particolarmente dannose in un periodo in cui i vitigni autoctoni sono sempre più apprezzati e ricercati, mentre i vignaioli del Piave hanno dovuto “nascondere” questo peculiare prodotto.

E’ ancora Bonotto a spiegare che “sin dal 1991, ossia da quanto l’Istituto Sperimentale per la Viticoltura ha chiarito l’identità del Carmenère, è stato avviato l’iter per ottenere l’autorizzazione all’impianto di questo vitigno con il suo vero nome. Ora, finalmente, grazie anche all'operosa collaborazione della Regione del Veneto, siamo riusciti a completare il percorso burocratico che consentirà ai viticoltori interessati d’autocertificare il possesso di vigneti di Carmenère, per la veloce iscrizione degli stessi nell’apposito registro”.

Burocrazia a parte, come sarà, dunque, il Carmenère Piave Doc che si potrò quindi degustare, molto probabilmente, nel 2009? “Sarà un vino singolare e di ottima qualità – spiega Bonotto – dalle doti di particolare freschezza e di un’eleganza non standardizzata. Un vino dalla personalità ben definibile, con particolari caratteristiche erbacee non solo congenite ma anche legate alla frequente impossibilità di ottenere, nella zona Piave, una maturazione completa di queste uve. Sicuramente non sarà un vino che passerà inosservato..."

A cura del Consorzio Tutela Vini del Piave D.O.C.

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mercoledì 16 aprile 2008

Pubblica audizione per il riconoscimento del "Raboso Superiore" e del "Carmènere"

E’ stata convocata per oggi, mercoledì 16 aprile 2008(alle ore 10.30), la pubblica audizione relativa alla modifica e integrazione del disciplinare della Doc "Piave" o "Vini del Piave", programmata dal Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini.

L’incontro si svolgerà a Palazzo Foscolo di Oderzo e vi sono state invitate le rappresentanze istituzionali dei Comuni interessati, dell’amministrazione provinciale di Treviso e di Venezia, del Consorzio di Tutela, della Camera di Commercio di Treviso e di Venezia e i rappresentanti dell’interprofessione vitivinicola trevigiana e veneziana.
“L’aggiornamento del disciplinare della nostra Denominazione d’Origine - spiega il presidente del Consorzio Tutela Vini del Piave, Pierclaudio De Martin - nasce dalle richieste della base produttiva e dal territorio.

Gli adeguamenti di maggiore rilevanza riguardano l’introduzione della denominazione "Superiore" per il Raboso Piave Doc e della denominazione "Carmenère" per i vini da monovitigno di quello che alla fine del 1800 è erroneamente catalogato come Cabernet Franc, ma che si differenzia sostanzialmente dal vitigno con il quale è stato allora confuso. Una quindicina d'anni fa, specifici studi hanno riconosciuto le sostanziali differenze tra i due vitigni ed ora circa l'80% della produzione di Cabernet Franc Piave potrà finalmene ritrovare il suo corretto nome di "Carmènere", con un riconoscimento di valore, direi, "storico" per la viticoltura locale".

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